Fuochi di Sant’Elmo
«’Look aloft!’ cried Starbuck. ‘The corpusants! The corpusants!’.» MELVILLE

‘LA CITTA’ INVINCIBILE’ di Joseph O’Neill, PERFETTO COME UN SOGNO

Hans, olandese trapiantato a New York, viene lasciato dalla moglie Rachel all’indomani della tragedia dell’11 settembre. La donna porta con sé il figlioletto, destinazione Londra. Hans non può lasciare il suo lavoro – è una sorta di guru tra gli analisti finanziari – e non se la sente di inseguire la sua famiglia in Europa. Perché, nonostante tutto, nonostante non sia americano, nonostante i pericoli di nuovi attacchi, Hans ama profondamente New York. E’ un amore viscerale di cui si è reso conto solo dopo la tragedia. Della città adora quel suo modo ingenuo di accogliere quelli come lui, gli apolidi, i solitari viaggiatori del pianeta. E poi in quella città, tra quei parchi, ha ricominciato a giocare allo sport che ha sempre amato, il cricket. “Gli inning potevano finire nel giro di un attimo, come una vita a confronto con l’eternità… Il giocatore di cricket dilettante non gode, come il giocatore di baseball, della scintillante prospettiva di numerosi turni in battuta. Hai una sola chance, nel tumultuoso cuore degli eventi.” Come nella vita, appunto. Proprio su quei campi, dove tutto è transitorio perché immutabile come le regole del gioco, Hans incontra uno straordinario sognatore, Chuck Ramkissoon, americano d’importazione anche lui – è di Trinidad -, grande affabulatore e fascinoso perdente, che si è messo in testa di costruire un’intera area metropolitana dedicata al cricket. Non per soldi, ma per amore del gioco.
Dunque tre amori (per Rachel, per il cricket, per New York) e una strana amicizia tengono in vita Hans nel periodo più cupo della società occidentale. Qualcosa tornerà a posto, qualcosa finirà per sempre, ma il protagonista ne verrà fuori con coraggio…
Storia che raggiunge altissime vette grazie ad un sapiente utilizzo di fiction e realismo, ad un calibrato montaggio di flashback, ad un particolare orecchio per i dialoghi, questo La città invincibile (Rizzoli, 285 pagine, fresco vincitore del PEN/Faulkner) è destinato, se non a scalare le classifiche di vendita in Italia (pare che qui non se ne sia accorto nessuno, come al solito…), senz’altro ad entrare di diritto nella storia della narrativa americana: immaginate un personaggio di Fitzgerald sotto assedio, e avrete Hans van den Broek. Impresa non da poco, direi.

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