Fuochi di Sant’Elmo
«’Look aloft!’ cried Starbuck. ‘The corpusants! The corpusants!’.» MELVILLE

IL LATO B DEL SUCCESSO

Ma mi sa che è vero. Lasciamo stare. Non ne vale la pena. Tengono famiglia anche loro.

5 Responses to “IL LATO B DEL SUCCESSO”

  1. ciao, io ero a genova, alla presentazione con nando. sei particolare, mi è piaciuto il tuo post di qualche giorno fa in cui hai descritto la tua notte post-nando. leggendo il libro e anche questi tuoi post non si direbbe assolutamente che tu sia timido e di poche parole. però devo confessare che in effetti è proprio più facile riuscire a gestirsi ed esprimersi dietro a uno schermo: infatti io, timido ragazzino che si trovava in seconda fila, ho pensato mille volte a una domanda che volevo farti, ma alla fine…..niente. così te la pongo qui. anche tu hai detto di aver presentato il libro all editore incompleto, e in seguito l’hai concluso, ma questo finale è stato buttato lì, ha un suo perchè particolare o qualcos’altro?
    sono molto curioso perchè mi ha davvero lasciato spiazzato. io avrei voluto leggere ancora un bel po cacchio.

    al prossimo incontro/libro

    ciaociao

    riccardo

  2. Ciao Christian,
    mi unisco alla domanda di Riccardo perchè questa fine? Ho terminato la lettura questa mattina e sono rimasta un pò interdetta… rileggevo le ultime pagine per capire se mi ero persa qualcosa ho fatto mille ipotesi e ti confesso che ammiro il tuo coraggio considerando che ho trovato la scelta di questo finale un pò azzardata (anche se si addice perfettamente allo stile del libro) e ho deciso di cercarti per rivolgerti direttamente questa domanda.. PERCHE?
    Buona giornata
    Barbara

  3. Ciao, appena comprato, già quasi divorato. Chiara mi fa sognare. Ogni pagina dico: adesso spengo la luce. E invece, la volto. Oh, io sono uno che normalmente legge Gadda o, al massimo, Proust. Mica paglia, eh?
    Eppure la tua penna, il tuo stile mi piaccion’ da impazzire. La storia mi prende. Non so bene ancora perché: mi porta via, voglio vedere, come un bambino, come va a finire. Così, semplicemente.
    Grazie di averlo scritto.

    http://www.americancyclo.wordpress.com

  4. Io non trovo niente di strano nella fine, anzi, è la più adeguata. Il protagonista è un adolescente. Un finale definitivo sarebbe stato fasullo, forzato. Non è importante sapere che cosa farà fisicamente, alla fine, non mi frega niente se il giorno dopo si pentirà, se diventerà una rock star, se suo padre vive o muore. Quello che conta, credo, è il senso che lascia, come a dire che non è importante quello che accade, ma come scegliamo di viverlo. Importa questo: il ragazzo si stava piegando a una logica infame, una logica a cui forse, un giorno, sarà costretto a piegarsi davvero, ma intanto non lo fa. Usa la sua baldanza, anziché per prendersi in giro, per essere libero, almeno una volta. Io sono giovane (anche se non quanto lui) e capisco bene la sensazione che si prova a volte di dire che sì, ma chi se ne frega, tanto alla fine non combinerò un cazzo, tirerò a campare, come tutti gli altri, quindi tanto vale rassegnarsi. Lo chiamano “diventare adulti”. Ma c’è sempre un momento in cui puoi scegliere: ti arrendi davvero, oppure stringi i denti ancora un po’. Ma se ti arrendi è finita. E sedici anni sono troppo pochi per finirla, anche se in provincia spesso sono considerati fin troppi.
    Il protagonista per tutto il libro finge di essere un combattente. Alla fine, però, combatte veramente. O almeno credo.
    Non so se fosse questo l’intento dell’autore, forse sono viaggi che mi sono fatta io, ma a me il finale è piaciuto da morire, ho pianto leggendolo, penso sia in assoluto la mia parte preferita. Se l’autore alla fine mi avesse tirato le somme, come a voler fare la morale della storia, mi sarei seccata molto. Quindi io Chris lo ringrazio, per questa scelta, e per non essersi dimenticato che a sedici anni la lotta più dura è ricordarsi ogni giorno che non solo non è finita, ma tutto deve ancora cominciare.


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