Fuochi di Sant’Elmo
«’Look aloft!’ cried Starbuck. ‘The corpusants! The corpusants!’.» MELVILLE

‘ITALIA DE PROFUNDIS’ di GIUSEPPE GENNA, STRILLA IL GENIO NEL POZZO

Chi è Giuseppe Genna e perché parla tanto di sé? Sto parafrasando il titolo di un grande film che conosceremo solo io e quelli che l’hanno girato. Rispondo: Giuseppe Genna è quasi probabilmente, ma più quasi che probabilmente, il più grande scrittore italiano vivente. Ecco gli strilli che sento in risposta: e, tra tutti, un amorevole vezzeggiativo: Leccaculo! Okay, se non conoscete il motivo per il quale, parlando di o anche solo accennando a Genna io possa essere definito un leccaculo, sappiate che il mio libro d’esordio ha trovato un editore anche grazie al suo interessamento. Perciò sono un leccaculo, per molti. Sono un leccaculo perché ho spedito al mio autore italiano vivente preferito il mio manoscritto e il mio autore italiano vivente preferito, che senza dubbio sapeva di esserlo – sia vivente che preferito – dopo averlo letto e trovato – ovviamente – fantastico, ha rotto le scatole un po’ in giro nell’ambiente editoriale, fino a che un editor folle e senza scrupoli ha preso il manoscritto al balzo decidendo di pubblicarlo.
Sfamata la delirante curiosità dei meno, e confermati i circostanziati sospetti dei più, voglio tornare a bomba: voglio tornare, cioè, alla domanda iniziale: Chi è Giuseppe Genna è perché parla tanto di sé? Giuseppe Genna l’ho appena detto chi è. Il più grande eccetera. Perché parla tanto di sé nel suo ultimo, splendido libro ‘Italia De Profundis che quei malati di mente di Minimum fax hanno da poco mandato in stampa?
E cominciamo proprio dall’editore di questo libro immenso, per rispondere. Minimum fax è una casa editrice che pubblica capolavori e scopre nuovi talenti e che, se le va bene, a fine anno riesce ad andare in pari coi conti per non chiudere bottega. Basta che leggiate questo libro di Marco Cassini per capire chi e perché esiste un editore così piccolo e così coraggioso. A me ha fatto venire le lacrime, quel libro.
Dico questo perché dare alle stampe il De Profundis di Genna è un gesto impavido, scellerato, illogico per i nostri crismi editoriali e suicida dal punto di vista del marketing (a chi gliene dovrebbe fregare delle farneticazioni egocentriche di codesto abitante del pianeta scrittorio?) Un libro senza trama, senza dialoghi veri e propri, senza target quantificabile, senza struttura, senza calcoli (se non quelli biliari del suo autore), senza tutti i senza che vi vengono in mente e dotato, tra l’altro, di un autolesionismo da ‘tutti al macero-tutti al macero’ che le sue TRECENTOCINQUANTA pagine da mattone reggiporta comporterebbe…
Perché la gente è così pazza? Perché pubblicarlo? Perché parlarne?
Lo dico: perché è un capolavoro.
Esagerato!, sento strillare dalle vocine stridule brucioculiche sopra menzionate.
Lo ripeto: CAPOLAVORO.
Il De Profundis di Genna comincia e, avvitandosi su se stesso, finisce nell’estate del 2007. In quei giorni prendono forma i peggiori incubi e si concretizzano le mirabolanti immaginazioni dello scrittore milanese. E’ l’estate dei suoi interrogativi senza risposta. L’estate del ricordo: il ricordo della morte del padre (il modo in cui lo trovò cadavere in già avanzato stato di rigor mortis, dei personaggi toccanti e tignosi che ruotarono attorno alla salma del caro estinto in quei giorni lynchiani – dottori, addetti alle pompe funebri, ex amici); il ricordo di un grande amore per un’attrice tanto calda in passione quanto autodistruttiva (come il nostro) nei sentimenti; il ricordo di quei due giorni passati da neofita dell’ago sotto eroina, di quello che piacevolmente rischiò; il ricordo della sua serata cannibalesco-erotica (vero o presunto, che importa) in compagnia dei trans Vanessa, Katia e Lu; il ricordo di quando uccise (su richiesta) un uomo ridotto a parvenza di uomo alimentato dalle macchine, un vegetale dal passato torbido (?); il ricordo di una missiva che il nostro s’era scritto da Londra quasi venti anni prima e che gli giunge del tutto inattesa, nella quale prendeva atto di sé e delle sue pose da scrittore per denigrarsi fino alla repulsione di tutto ciò che – sapeva – gli avrebbe dato di che vivere in futuro (la scrittura, ovviamente); e poi il ricordo dell’avventura allucinante e tremendamente comica in un villaggio turistico dove l’autore (l’uomo?) entra ed esce da sé fingendosi animale sociale per comprendere ciò che umanamente e letterariamente risulta incomprensibile.
La scrittura è un vortice che tutto risucchia, tutto accumula, tutto espelle, tutto plasma. Mette insieme la filosofia e la carne, le trita e ce le risputa addosso sotto forma di pagine implacabili, devianti e cristalline, simmetriche e cupe come rivelazioni di morte.
Perché vince la morte, nel De Profundis di Genna, vince la solitudine, l’emarginazione autoindotta del genio, l’inafferrabilità del significato di ogni gesto. E poi vince – trionfa – la prosa (penso al complicato lavoro di editing toccato questa volta a Nicola Lagioia, la fatica con la quale l’editor avrà affrontato questo periodare debordante per ricondurlo a un mostro-compatto-fruibile-agli-impavidi), trionfa la prosa, dicevo, al di là di quello che l’autore stesso avrebbe voluto, oltre il limite pensabile di questo sfogo agghiacciante, di questo strillo nel pozzo della letteratura che tutto annichilisce.
Un grazie infinito a tutti gli attori di questa commedia massacrante.

3 Responses to “‘ITALIA DE PROFUNDIS’ di GIUSEPPE GENNA, STRILLA IL GENIO NEL POZZO”

  1. ohcazzo, corro a prenderlo. Subito!
    lalaura

  2. [...] me quello che ho letto non è affatto dispiaciuto. Un suo fan e amico sostiene che Genna sia il primo scrittore italiano vivente, e, per come stanno andando le cose, [...]

  3. Io l’ho visto oggi in libreria. L’ho, istintivamente, scansato come, ahimè, scanso quasi tutti gli scrittori che leggo- già- in rete. E’ solo un limite mio, non ne faccio una questione di principio. Però ti ringrazio perchè quello che hai scritto tu, ma anche “anfiosso” , mi ha convinta a superare certi “pregiudizi”. Domani lo compro.
    Unsaluto.
    Sara


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