Fuochi di Sant’Elmo «’Look aloft!’ cried Starbuck. ‘The corpusants! The corpusants!’.» MELVILLE
IN ASCENSORE CON ZIO PAPERONE
Ho fatto un sogno: ero su di un ascensore con zio Paperone.
Zio Paperone non era proprio di ‘carne e sangue’, diciamo, nel sogno non potevo toccarlo: era in formato cartaceo, ne avvertivo l’odore di stampa e inchiostro. Era tridimensionale, però, tutto colorato dei colori che gli ha scelto Walt Disney.
E, a dire il vero, non ero nemmeno tanto interessato da lui. La mia attenzione era catturata dalla pulsantiera dell’ascensore: ricordo perfettamente che c’erano 90 tasti, tutti numerati. La cosa strana, nel sogno, è che io avevo capito che si trattava di un sogno ed ero teso ma anche allegro, perché avevo compreso una cosa: i numeri dei pulsanti erano un riferimento neanche troppo simbolico al gioco del lotto. Quindi m’aspettavo, nella razionalità dell’irrazionalità onirica, che ai tasti accadesse qualcosa: non so, che ne brillassero un paio, o tre, ed ero già pronto a tenere a mente i numeri che si fossero fatti notare, per segnarmeli appena sveglio e poi andarmeli a giocare.
Nel frattempo, zio Paperone mi stava parlando. Io ero tutto preso dalla grande manifestazione numerica che, non dubitavo, di lì a poco sarebbe apparsa ai miei occhi; e con la coda di questo pensiero intuivo che zio Paperone rappresentasse anche lui un simbolo neanche troppo criptico della fortuna: zio Paperone, per quanto avaro sia, è ciò che noi comunemente intendiamo col termine Ricco; di più: Ricco Sfondato, Megaricco. Con il suo palazzo pieno di colline di monete d’oro. E, nel sogno, ho capito che, grazie ai numeri che avrei in qualche modo notato sulla pulsantiera, sarei diventato ricchissimo anch’io.
Ero così felice! Che gran colpo di culo!
Ma più guardavo i numeri, più non succedeva niente, non sapevo nemmeno se stessimo salendo, scendendo o fossimo rimasti bloccati. Volevo chiedere a zio Paperone in che situazione fossimo, dove stessimo andando. Del perché non me ne fotteva niente. Però il papero pareva molto arrabbiato con me. Mi arringava. Stava dicendo, tutto infervorato con voce nasale un tantino inquietante: “… così a voi umani di faccende fondamentali come il bombardamento di Dresda o il discioglimento della calotta polare non ve ne frega nulla di nulla!”
Lo giuro, che diceva così, proprio queste parole. Il discioglimento. Dresda.
E io l’ho interrotto, gli ho chiesto: “Sa mica a che piano siamo?” e una parte di me era già pronta con foglio e matita a segnarsi il numero.
E lui, come se non avessi aperto bocca, ha ripreso: “… il fatto che io sia ebreo” - ebreo? zio Paperone? “… il fatto che io sia ebreo non ha nulla a che vedere con quanto sto dicendo, perché sono le cose che già dicevo in tempi non sospetti, già prima di Saragat…” – Saragat chi? il presidente della repubblica? e che cazzo mi significa? – “… pensate forse che sia facile, per me, avere a che fare con Nelson Mandela da una parte e con Qui Quo Qua dall’altra?…”
Giuro che ha detto così. Mandela. Qui Quo Qua.
E così mi è venuto da ridere e ho pensato: Quando è che scopro quali sono i numeri da giocare? Mi sono rotto lo palle di ’sta situazione assurda!
Come in risposta, ecco che le porte si sono aperte. Ho buttato un occhio alla pulsantiera: niente, né numeri né indizi. “… perché voi netturbini…” stava strillando zio Paperone.
Netturbini, giuro.
Allora mi sono buttato fuori dall’ascensore con un salto, ho fatto per scappare via, affanculo la ricchezza, affanculo tutto, toglietemi solo questo cazzo di papero dalla vista!
E, proprio in quel momento, nell’ascensore è salito Adrian Mutu.
Giuro. “Adrian Mutu!” gli ho detto.
Lui ha fatto una specie di saluto militare, la mano a taglio sulla fronte. Il papero l’ha squadrato un attimo, uno solo, poi ha attaccato bottone anche con lui. “… ad esempio, quella puttana di Minnie…”
E dovevate vederli: Adrian Mutu e zio Paperone sull’ascensore, un attimo prima che si chiudessero le porte.
8 Responses to “IN ASCENSORE CON ZIO PAPERONE”
Cacchio,che incubo!Dovresti mangiare piu’ leggero la sera prima di dormire.Queste cose succedono anche a me quando ceno da mia suocera.
No, anche quella e’ un po’ pesatuccia ed e’ accertato che durante la notte sia causa di incubi in grandi e piccini.
Lola, dobbiamo regalarti una copia dell’artusi?
This entry was posted
on Luglio 18, 2008 at 12:37 pm and is filed under Uncategorized.
You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.
You can leave a response, or trackback from your own site.
Cacchio,che incubo!Dovresti mangiare piu’ leggero la sera prima di dormire.Queste cose succedono anche a me quando ceno da mia suocera.
joao guimaraes rosa - Luglio 18, 2008 at 10:05 pm
Ehi cocco, non parlar male della mia cucina, senza almeno averla provata :-/
la cuoca di casa frascella (notoriamente persona violenta e vendicativa) - Luglio 19, 2008 at 10:02 am
io ho avuto l’onore di assaggiare solamente il “suo” tiramisù .
La nottata è filata liscia.
marco - Luglio 21, 2008 at 1:32 pm
Lola,
la peperonata si sera no! Qui siamo proprio all’abc…!
maxime - Luglio 21, 2008 at 1:56 pm
Allora volete la guera.
la cuoca di casa frascella (notoriamente persona violenta e vendicativa) - Luglio 22, 2008 at 7:15 pm
No, anche quella e’ un po’ pesatuccia ed e’ accertato che durante la notte sia causa di incubi in grandi e piccini.
Lola, dobbiamo regalarti una copia dell’artusi?
maxime - Luglio 22, 2008 at 8:33 pm
Nou. Dovete smettere di mangiare i crauti sottaceto directly dal barattolo.
la cuoca di casa frascella (notoriamente persona violenta e vendicativa) - Luglio 22, 2008 at 9:26 pm
‘azz, touche’!
maxime - Luglio 24, 2008 at 3:57 pm