Fuochi di Sant’Elmo
«’Look aloft!’ cried Starbuck. ‘The corpusants! The corpusants!’.» MELVILLE

‘LO SPAZIO BIANCO’ DI VALERIA PARRELLA, L’ESERCIZIO CONTINUA

Da ogni parte ho letto che a questo libro manca la trama. Interessante disamina. Dicono: non succede niente. Poniamo che non succeda niente, ma proprio niente in queste cento pagine: dunque? Qual è il problema? Di cosa parla - tiro giù il primo titolo che mi viene in mente - il ‘Molloy’ di Beckett. No, no. Non tergiversiamo. La trama del Molloy. Non ho capito, ripetete. Cosa? Duecento pagine di un tizio rinchiuso nella stanza della madre morta che scrive e scrive, e ogni settimana qualcuno - chissa chi - passa a prendere quello che ’sto Molloy ha scritto e lo paga persino? Poi c’è questo Moran, agente privato, che lo vuole morto? Ma siamo fuori?! Questa è una trama, secondo voi?

Sì, è una trama, ed è la trama di uno dei più grandi libri di sempre.

Vabbé, cazzo, direte voi, ma la Parrella mica è Beckett! No. No no. Almeno non completamente. Non nel senso che intendete voi che cercate una trama come le puttane un cliente nelle sere afose di Sausalito.

Diciamo così, magari mi capite. Trama de Lo spazio bianco di Valeria Parrella, Einaudi: Maestra partorisce bimba prematura, bimba in incubatrice per settimane, madre in ospedale per settimane ogni giorno, di sera insegna italiano in una scuola serale a adulti e stranieri, poi non spoileriamo oltre, ma il libro finisce presto. Non è un romanzo, non è un racconto. Cos’è? E’ un esercizio di stile.

Weh, cosa sarebbe ’sto esercizio di stile? Io volevo un libro, io volevo passione, io volevo sangue, volevo lacrime, volevo..

Due file più avanti, in libreria, lo scaffale in alto: guarda: ‘Cime tempestose’. Guarda: ‘Guerra e pace’. E più in basso, nelle novità: guarda: c’è Fabio Volo! Comprati Fabio Volo!

Vabbé ma mica tu devi venirmi a dire cosa devo leggere io?!

No, infatti. Sottoscrivo. Coi tuoi soldi ci fai quello che ti pare. E’ pacifico. Allora perché ti sei comprato la Parrella?

Mi piaceva la copertina…

Mmh. La copertina! Ti piaceva la COPERTINA e però sei deluso della TRAMA! Complimenti.

Cioé non solo… avevo letto ‘Mosca più balena’, e non m’era piaciuto.

Ah, ecco! ‘Mosca più balena’ non t’era piaciuto e allora hai comprato anche questo. Interessante. Non sarà che niente niente ti piace parlare male di un autore e che leggi tutto quello che scrive proprio per parlarne male? La butto lì. Non è che ci godi a parlarne male perché sai che la Parrella è trendy e in ogni caso parlarne male è anche trendy e ti fa cool?

Vabbé parli prorpio tu che tra i postromantici e i numeri primi ce l’hai menata e ce la menerai per mesi!

Bravo. Giusto. Però. Però però. Segui il labiale: quelli - sono - libri - di - esordienti. Capito? E’ il loro primo libro. Non avevano scritto altro che io avessi letto, prima. Altrimenti (segui di nuovo il labiale) non - avrei - comprato - più - nulla - di - quegli - autori. Se li avessi già letti. Uno scrittore, ti spiego questo, uno scrittore, più o meno, scriverà sempre allo stesso modo delle stesse cose. Così come io so che NON COMPRERO’ mai il secondo libro di Mazzoni o di Giordano, tu, avendo schifato ‘Mosca più balena’, cosa cazzo l’hai comprato a fare ‘Lo spazio bianco’?
Forse per farti bello e stroncarlo come avevi già fatto l’altra volta? Mi sa di sì.
Sai cosa ti dico: che questo atteggiamento è IL CLASSICO atteggiamento di chi ’se la tira’. Diamo addosso a Caio così facciamo un altro SUCCESSONE.

… E tu - a te è piaciuto il libro della Parrella?

A me sì. Perché?
Perché è un esercizio di stile e a me piacciono gli esercizi di stile. Perché è un romanzo breve o racconto lungo dove c’è una città - la senti, la puoi annusare -; dove c’è una donna donna, un personaggio vero a cui succedono una cosa straordinaria e decine di cose ordinarie: e questo capita a molte vite, sai?; perché Valeria è una grande scrittrice che ancora non ha trovato il suo stile, infatti si esercita e, mentre lo fa, spruzza un po’ di letteratura in faccia a questi polverosi critici-lettori, ti racconta una famiglia e un Paese con una sola frase, eccola: “C’era una forbice troppo ampia nella mia casa di adolescente, tra le idee che mio padre [sindacalista] contrattava al tavolo dei dirigenti di fabbrica e ci raccontava orgoglioso a cena, e i mezzucci con cui insieme a mia madre brigava perché finissi nella migliore sezione del Magistrale.” C’è tutta una certa Italia, dicevo, in questa frase. Per una frase così, posso aspettare il prossimo libro della Parrella e vedere come va. Hai capito, adesso?

Vabbé… comunque io Molloy non l’ho mai letto.

Neanch’io.

Giudizio:

2 Responses to “‘LO SPAZIO BIANCO’ DI VALERIA PARRELLA, L’ESERCIZIO CONTINUA”

  1. di parrella ho letto solo per grazia ricevuta. è bello condividere l’opinione che sia una grande scrittrice che deve ancora decidere cosa farà da grande con un grande intellettuale quale tu sei.
    cristiano prakash dorigo

    cristiano prakash dorigo - Marzo 8, 2008 at 12:11 pm

  2. sono stato ad un suo incontro di “scritture giovani” al festival di mantova, ma devo a questo punto, ancora leggere qualcosa di suo.

    WD - Marzo 8, 2008 at 7:44 pm

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