Fuochi di Sant’Elmo
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‘SPINGENDO LA NOTTE PIU’ IN LA” DI MARIO CALABRESI, DOVE C’E’ IL DOLORE CHE QUASI LO PUOI TOCCARE

Questo post parla di un libro bellissimo e triste.

Poco dopo aver parlato con Buzzy al telefono – era impegnata col lavoro – sono andato verso il parco poco distante da casa mia. A lei non avevo voluto dire cosa stessi leggendo, ché già la vita che fa è dura e non mi va di aggiungerle dolore. Mi sono seduto su di una panchina con questo libro breve tra le mani, e mentre lo leggevo mi saliva sempre più e in maniera quasi asfissiante il magone. Quando sono arrivato al penultimo capitolo, mi sono alzato e ho sentito che il terreno mi veniva meno sotto i piedi; così mi sono retto alla rete che costeggia il parco, ci ho appoggiato una mano. Ho guardato il traffico, respirato profondamente, ma il risultato è stato solo più disturbante: ché dietro quella rete, anche se stavo in un parco con decine di uscite, mi sono sentito come in trappola.

 

Per questi libri bellissimi e tristi è praticamente impossibile trovare le parole. Scelgo così quelle dell’autore: “Spararono a mio padre alle 9.15, mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre.” E’ così che Mario Calabresi racconta il momento cruciale della sua vita e di quella della sua famiglia: il momento in cui suo padre, il Commissario Luigi Calabresi, viene assassinato a sangue freddo in una mattina di maggio del 1972.

 

 

C’entra Piazza Fontana, con questa storia, e l’anarchico Pino Pinelli e certa cattiva stampa – soprattutto quest’ultima. Dopo la strage di Piazza Fontana, vengono arrestati alcuni sospetti, tra i quali l’innocente Pino Pinelli. Questi viene portato in commissariato e, dopo un lungo interrogatorio, cade dalla finestra sfracellandosi al suolo. Fu una disgrazia, come dimostrerà anni dopo il PM Gerardo D’Ambrosio. Ma, in quel tempo di forche, un incidente ci metteva poco a diventare assassinio. E un assassinio ha sempre bisogno di un colpevole: in quel caso fu scelto il Commissario Luigi Calabresi. Arbitrariamente. Soprattutto dal giornale ‘Lotta continua’. Che, in prima pagina e per lunghi mesi, lo definisce l’assassino di Pinelli. ‘Il torturatore’ per dirla con le loro frasi ad effetto.

Non è fiction e ogni pagina fa male. Mi fermo spesso a rileggere interi paragrafi. Questo è il potere della parola scritta, di rimandarti continuamente all’indietro come nella teoria dell’eterno ritorno? Non credo. O almeno non solo. Ma certamente è il potere di queste parole. Scritte da un figlio, giornalista, trentacinque anni dopo i fatti. Quando ormai l’uomo che sparò due colpi addosso al Commissario, uccidendolo all’età di trentacinque anni nemmeno compiuti, rendendo vedova la moglie e orfani i tre figli – il terzo, proprio in quei giorni, ancora nel ventre materno -, quell’uomo, si diceva, è stato graziato dal Presidente della Repubblica, ed ora è un uomo libero. Certo malato, ma libero. E liberi sono anche il pentito che fece risolvere il caso diversi anni dopo, presente sulla scena quella mattina, e uno dei due mandanti dell’omicidio. Liberi. L’altro mandante è detenuto in regime di semi-libertà nel carcere di Pisa. Si chiama Adriano Sofri, ed anche per lui si attende la grazia, ché gode di buonissima stampa.

 

Mandanti e assassini erano tutti membri di ‘Lotta continua’. Sul loro giornale, quasi una fanzine della sovversione armata più che intellettuale, in quella campagna infamante durata centinaia di giorni scelsero Luigi Calabresi come il defenestratore di Pinelli. La stragrande maggioranza del Paese sposò quella tesi, ci fu persino un articolo del ‘Manifesto’ sottoscritto da decine di intellettuali che ancora oggi, a rileggerlo, fa rabbrividire per l’immotivata acrimonia che lo pervade.

 

Fu poi ampiamente dimostrato, in sede processuale, che il Commissario Luigi Calabresi non era nemmeno nella stanza dell’interrogatorio, quando Pinelli cadde dalla finestra. Ma questa è la parte di cui non si racconta mai e che il figlio Mario ripropone, in una prosa distaccata e allo stesso tempo straziante, così come fa ricostruendo la storia della sua famiglia dopo quel giorno e quella dei parenti stretti di molte delle vittime degli Anni di Piombo. Da suo padre a Marco Biagi.

 

Gli incontri, le interviste con i famigliari degli uccisi ci restituiscono l’immagine di famiglie nascoste dalla cronaca, sommerse dai decenni che trascorrono senza che i giovani di oggi sappiano la verità. Poiché è caso emblematico, più unico che raro, che a parlare di quei giorni siano stati proprio i brigatisti, gli assassini, in libri, articoli, conferenze, interviste televisive. Alcuni di loro siedono anche in Parlamento. A contraddire l’adagio che ‘la Storia la scrivono i vincitori’, siamo bombardati ovunque dal racconto dei perdenti.

 

Mario Calabresi ha scritto questo libro per restituire voce a chi non ha mai potuto parlare. Vedove e orfani saltano fuori da queste pagine per raccontare l’indifferenza dello Stato e l’imbarazzo della classe dirigente nei loro confronti. Parole come pugni, come valanghe montane in stagione di secca. Quel che viene chiesto da queste persone non è la vendetta ma il desiderio che mandanti ed esecutori dei delitti che hanno disastrato le loro esistenze siano capaci almeno di tacere.

 

Marco Pannella ha raccontato questo episodio emblematico, in un’audizione della Commisione parlamentare su terrorismo e stragi: dice che un giorno di agosto del 1967, una manciata di anni prima rispetto agli eventi, si ritrovò a camminare per almeno quarantacinque minuti tra Calabresi e Pinelli. Si trattava di una marcia di protesta contro il Governo e Pinelli era uno dei manifestanti, mentre Calabresi si occupava del servizio d’ordine. Alle rimostranze di Pannella circa la presenza della polizia – questi se la prese direttamente col Commissario lì accanto – Pinelli lo tacitò, protestando. Disse: “Il Commissario Calabresi è una bravissima persona.”

 

Carnefice e vittima, come dimostra l’episodio, furono poi inventati anni dopo, per un gioco di coincidenze, da ‘Lotta continua’. E’ tale il peso che i membri di LC si portano dentro, talmente lo Stato si è scagliato contro di essi, che quelli oggi sono professori universitari, scrittori, attori, editorialisti, direttori di importanti gruppi industriali, uomini di potere… e col potere compri anche la memoria.

 

Poi ho terminato il libro a casa, e non riesco a togliermelo dalla testa. Ho scoperto che leggere con le lacrime agli occhi è davvero difficile.

Il libro di Mario Calabresi ha un titolo bellissimo: “Spingendo la notte più in là”, è edito da Mondadori, collana Strade Blu, dura poco più di 130 pagine e non leggerlo è proprio un errore, è come rimanerci sordi e ciechi, in quella notte.

 

 

 

Giudizio Personale:


11 Responses to “‘SPINGENDO LA NOTTE PIU’ IN LA” DI MARIO CALABRESI, DOVE C’E’ IL DOLORE CHE QUASI LO PUOI TOCCARE”

  1. una domanda.
    il fatto che sia un storia vera, secondo te, ha influito nella tua esperienza di lettore?
    ti avrebbe commosso cmq?

  2. Caino: ha influito, certo. Però non è il solito libro-testimonianza. E’ il libro di un giornalista prima che di un orfano. E lo spessore c’è.

  3. bellissima descrizione.
    non condivido che la storia la scrivono, in questo caso, i perdenti perché quando si subisce un tale lutto in famiglia per il quale non può esistere (e in questo caso meno che mai) alcun risarcimento di giustizia si è perdenti.

  4. Ha ragione Errin78… scrivi cose intelligenti, e le scrivi bene. Ciao Andrea.

  5. poiche’ in grecia non si trovano libri italiani per ora mi faccio bastare le tue recensioni, continua mi raccomando

  6. Birra: intendevo i ‘perdenti della lotta armata’, non le famiglie delle vittime.

    Andrea: benvenuto e grazie!

    Patty: me ne farò un punto d’onore, cara. ;)

  7. E’ da stamattina che clicco alla ricerca del tuopensiero quotidiano e niente,sai per noi abitudinari può essere un problema spero che la coppa america non ti faccia perdere colpi e soprattutto cambiare orari.a presto marco

  8. Leggere con le lacrime agli occhi offusca la vista ma riempie il cuore, vero?
    Bellissima Chris.

  9. gan bel post. ti ho linkato, in un mio post sullo stesso libro. Spero non sia un problema.
    ciao

  10. appena finito di leggerlo.
    condivido in pieno tutto.

  11. Da leggere nelle scuole, sarebbe, questo libro.


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