Roma è una città grande che mi sembra così piccola. Alla fine, ti ritrovi sempre a girare su te stesso. Le strade si incrociano in un centro improbabile, poi pulsano e scorrono sulla carne della città come vene. Il clima è fragile, si spezza al freddo, si ricuce al caldo. Bar e locali e ristoranti. Le luci ipnotiche si fondono col sapore terroso di caffè bevuti alle nove del mattino. Tutto è fettuccine e tavoli appiccicati tra coppie sconosciute che si ascoltano i discorsi. Mezzogiorno, l’una, le due: la capitale si fa sonnolenta, ma le auto non smettono mai. Sera, notte: lungotevere e San Lorenzo.
Scrivo il film, rivedo il nuovo romanzo.
Qui è tutto cibo, editoria e cinema.
I pettegolezzi su chi se la fa con chi fan più in fretta a spargersi di un bicchiere di vino rovesciato sul tavolo. Ogni donna è puttana. Ogni uomo è predatore. Tutti sono stati almeno una volta sul punto di, a un passo da: fighe cazzi matrimoni divorzi coca pubblicare recitare.
Tutti gli scrittori sono dei geni, anche quelli che non scrivono. Tutti gli attori doppiano personaggi Pixar. Il teatro è off, Cinecittà troppo cara, ai Piani il rombo con patate costa quanto l’affitto di una stanza.
Ho la nausea e la claustrofobia.
Domenica andrò alla festa di minimum fax. Mi addormenterò su una sedia di lato. Mi risveglierò un mese dopo a un’altra festa di minimum fax. Non noterò differenze.
Certe volte, mentre scrivo un post, penso all’effetto che farà sulle persone che conosco, a quello che ne diranno il giorno dopo se mi incontreranno, se ci sentiremo.
Ho la febbre e il mal di gola.
Sto leggendo Vietnam, Louisiana di Butler, Editore Nutrimenti.
Ho mollato l’ultimo di Tabucchi. Mi pareva che non valesse la pena di leggerli tutti e nove, quei racconti.
Ho visto Avatar, però in 2D. Quindi non posso dirne.
Ho visto Io, loro e Lara. Finale tirato via. Lui è bravissimo, anche Giallini e Bonaiuto. La Chiatti paga l’indeterminatezza del personaggio, i nodi non sciolti in fase di script.
Ho saputo che il mio primo romanzo non venne pubblicato da un tale editore perché quel tale editore mira a fare libri ’stile Adelphi’. M’è scaduto come un budino. Meglio così. Non vorrei mai far parte di un club eccetera.
La sceneggiatura procede. Anche il secondo romanzo.
Prima mi sono reso conto che quasi tutte le donne della mia vita avevano le lentiggini.
Una volta a Mappano stavo con una matta. Faceva a botte con la madre e chiamava il padre coglione. Era isterica. E le cose che allora non sapevo e che poi ho saputo! Ora ha una figlia. Forse un marito, o un compagno. L’ho vista: è diventata una damigiana. Quando l’ho incontrata l’ultima volta, ho quasi preso a testate il volante. ‘Ma come cazzo facevi?’ mi sono chiesto. Due anni e mezzo buttati nel cesso.
In un motel, anni fa, ho fatto l’amore con una e poi mi sono messo seduto e ho pianto.
Oggi c’erano 2 gradi. Martani ha comprato un cappello.
Devo fare e sto facendo un sacco di cose.
Faccio il pendolare tra Torino e Roma. Oggi, per dire, sono a Torino. Ma domani?
Sto lavorando alla sceneggiatura di ‘Mia sorella è una foca monaca’ col buon Marco Martani, il quale è un despota: se tardo di un minuto agli appuntamenti di scrittura, gli cresce la barba e randella con la mazza da golf tutto lo studio. E ancora Fausto Brizzi non ha partecipato alle sessioni… quanto sarà pericolosa la sua ira? E’ più pericoloso Martani o Brizzi? Stiamo parlando di gente di cinema – quindi di persone che non ci stanno tanto con la brocca. Poi però Martani a volte mi offre il caffè.
Poi sto lavorando all’editing di ‘Sette piccoli sospetti’, che esce il 25 marzo. Quando hai un libro in uscita, ti viene la sindrome di Ringo Starr: speri, in mezzo ad altri più capaci, di fare la tua regolarissima figura.
La sindrome di Ringo Starr è una malattia i cui diritti di sfruttamento appartengono a Antonio Santangelo, un altro uomo crudele, docente di semifigologia all’università.
M’è tornata voglia di fumare. Però resisto. Ho smesso il 19 novembre 2005.
Non seguo più quello che succede nel mondo: Haiti, Berlusconi che bigia i processi, il Toro che vince 4 a 1 col Grosseto… tutto scivola via, come nella canzone di Capossela (Capossela io lo ascoltavo quando nemmeno lui riusciva a sentirsi, giuro).
Ho un po’ di tendinite.
Mi manca la vita magra.
Sono tornato su Facebook.
Ragazzi, sono disperato! Il 29 dicembre ho perso il mio bagaglio all’aeroporto di Malpensa, poco prima di imbarcarmi. Ero all’altezza del check-in numero 10, quando mi sono distratto e l’ho lasciato incustodito per non più di cinque minuti. Dentro c’erano effetti personali e una radio a transistor con l’antenna, appartenuta a mio nonno. Vi prego, se avete notizie in merito fatemi sapere al più presto!
Cosa sarà che fa crescere gli alberi
e la felicità
che fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento
cosa sarà a far muovere il vento
a fermare un poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato
Cosa sarà
che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire ridendo di notte all’ombra di un desiderio
Cosa sarà
che ti spinge ad amare una donna bassina e perduta
la bottiglia che ti ubriaca anche se non l’hai bevuta
Cosa sarà
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è
Cosa sarà
che ti fa comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno
Cosa sarà
che ti strappa dal sogno
Cosa sarà
che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto
che ti getta nel mare e ti viene a salvare
Cosa sarà
che dobbiamo cercare
che dobbiamo cercare
Cosa sarà
che ci fa lasciare la bicicletta sul muro
e camminare la sera con un amico a parlar del futuro
Cosa sarà
questo strano coraggio o paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte che scende
Cosa sarà
quell’uomo e il suo cuore benedetto
che sceso dalle scarpe e dal letto si è sentito solo
e come un uccello che in volo
e come un uccello che in volo
si ferma
e guarda giù.
Dalla-De Gregori (e Ron), 1979 (qui fusi persi con Dalla che non ne imbrocca una… ma l’assolo di sax finale è mitico)
Questo libro nasce da un’esigenza espoietica e mitocondrica. Il plot del lupus in fabula chiarisce alcune megalomanie tergiversanti dell’opera stessa in questione.
Passiamo alla trama: alcuni fanno cose.
In questo turbinio di avvenimenti – da notare l’esegesi – si vien comunque anchilosati da un sovrappiù postmoderno egoticizzante, con netti riferimenti a Pynchon e Berlinguer.
Mio desiderio è dare-ricevere impressioni sul testo e sul sottotesto con voi lettori, attraverso un’attenta riflessione sul quid quod quad esperito nell’ordito.
Perché un romanzo è materia fecale di scambio, sia pur con i dovuti arrotolamenti di maniche.
L’appuntamento è a marzo 2010, ma tornerò più volte sul merito per delucidare i vostri cervelli pappettati da troppa tv generalista, con alcuni pregnanti anticipazioni tipo questa.
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Solo che non sapeva coniugarlo.
Ha fatto quello che centinaia di italiani vorrebbero fare da tempo.
E non perché ‘il clima esasperato della scena politica’ li conduca a quel gesto.
E’ lui – Berlusconi – che ha proprio rotto i coglioni. Visto che nessuno lo dice, come al solito sono io (!) a dovermi portare la croce a spalla fino alla pubblica piazza.
Non è stato un atto politico, è stato il gesto deliberato di un uomo con le palle piene.
Psicolabile? D’accordo. Disturbato? Senz’altro.
Ma quando vuoi fare del male a qualcuno dubito che quella necessità di violenza ti sia suggerita da qualcun altro. E’ una cosa tua. Ci sei tu col tuo odio verso l’altro. Senza Pd e Idv o cazzate varie al seguito.
A Tartaglia sta sul cazzo Berlusconi. Lo detesta. Decide di fargli del male.
Non vedo il ‘dato politico’. Vedo solo un uomo incazzato contro un altro uomo.
Lo giustifico? In parte. Certo lo capisco.
Il resto è fuffa politichese d’accatto.
Graviano: “Non conosco Dell’Utri.”
Dell’Utri: “Disgraziato! Appena è diventato famoso, s’è dimenticato degli amici!”
Non resta niente dei nostri piaceri
se non sappiamo condividerli
nel ricordo.
Io ero come disseccato,
stelo di fiore
allunato
tra dune di vita immobili.
Tu mi sei venuta incontro
e mi hai bagnato di luce
(del sole sei la filigrana).
Il riverbero di uno specchio d’acqua
mi frizza negli occhi
e tu mi stai tra palpebra e ciglia
come una lacrima di gioia
che
vacilla
prima di cadere.
FRASCELLA PRESENTA LA ‘FOCA’ A ROMA, PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI, MARTEDI’ 8 DICEMBRE ORE 16, SALA RUBINO
Lettori!
Udite!
Martedì 8 dicembre sarò alla Fiera di Roma Più Libri Più Liberi dedicata alla piccola e media editoria.
Alle ore 16 incontrerò il pubblico nella Sala Rubino, in compagnia del regista Fausto Brizzi e dell’attrice-scrittrice-donna bionica Giorgia Wurth, per parlare di Mia sorella è una foca monaca e del film che ne sarà tratto.
Accorrete numerosi! Non so che cazzo diremo ma so che qualcosa diremo!
Nel frattempo, proprio alla Fiera verrà assegnato il premio Libro dell’Anno della trasmissione radiofonica Fahrenheit: vi rammento che io sono candidato con la Foca, e che se volete votarci dovete mandare una mail qui: fahre@rai.it, scrivendo un Oggetto tipo: Libro dell’Anno, e Voto Frascella!, oppure Voto Mia sorella è una foca monaca!, oppure basta Frascella!!!, o cose simili e non troppo impegnative.
“Ho conosciuto camere d’albergo nelle quali il suicidio diventa una questione di colore locale, forse di delicatezza.
E, sempre a proposito di viaggi, io mi innamoro di tutte le figlie dei capostazione.”
FLAIANO-Diario notturno
Cari miei,
sono in corsa per il libro dell’anno di Fahrenheit. Se vi va, votate scrivendo una mail a fahre@rai.it
(ovviamente, se votate, votate per me, scrivendo Christian Frascella, Mia sorella è una foca monaca).
Conclusasi la Grande Stagione dei Premi Letterari (per dirla come il bravo giornalista), e comunicando di aver vinto a Massarosa e di aver discretamente figurato ad Asti (lì ho conosciuto Paolo Conte, eh, roba mica da ridere; poi anche un assessore, un paio di giudici, scrittori particolari e un cagnolino ammalato di gastrite nostalgica), tiro le somme circa la faccenda così: i premi letterari son belli se vinci, lunghi se non vinci, e certi insospettabili scrittori gli puzzano le ascelle. Tornando in treno riflettevo su ciò: i grandi premi son difficili da vincere: col prossimo libro, salvo insistenze dell’editore e delle folle, parteciperei solo a quelli più alla mia modesta portata, senza fronzoli e capi di stato editoriale impomatati e concerti in si bemolle per concludere all’infinito, ché viaggiare è bello ma star a casa al caldo guardando Breaking Bad è pure meglio!
A UNA PREMIAZIONE
-1°: Scrittore: Hai scritto un gran libro.
-2°: Scrittore: Grazie. Ma l’hai letto?
-1°: Certo! Figurati, bellissimo.
-2°: Anch’io ho letto il tuo. Splendido.
-1°: Sul serio? T’è piaciuto?
-2°: Hai… hai trovato una chiave narrativa… guarda, eccezionale.
-1°: Il tuo, però, cavolo, veramente complimenti.
-2°: Grazie.
-1°: Ampio respiro narrativo.
-2°: Grazie, sei gentile.
-1°: Poi: i dialoghi. E i personaggi. Grande!
SCRITTRICE: Di che libro parlate?
-1°: Del suo.
SCRITTRICE: Oh, stupendo. Mi è piaciuto un sacco.
-2°: L’hai letto?
SCRITTRICE: Be’, certo! Appena è uscito.
-2°: Anch’io ho letto il tuo.
SCRITTRICE: Davvero?
-2°: Magnifico.
-1°: Io l’ho finito la settimana scorsa. Meteriale esplosivo, bravissima!
SCRITTRICE: Mi prendi in giro?
-1°: Assolutamente no. Irresistibile. Davvero. Grande.
SCRITTRICE: No, perché detto anche da te è un grande onore. Il tuo libro l’ho adorato.
-1°: L’hai letto?
SCRITTRICE: Sì.
-1°: Davvero?
SCRITTRICE: Eccerto!
-1°: Grazie. Però il suo… l’esordio dell’anno, per me.
-2°: Veramente è il mio quarto libro.
-1°: Certo! Lo so! Ma è il tuo primo che leggo, intendevo questo. Ora mi procurerò immediatamente gli altri!
SCRITTRICE: Devi proprio, sono bellissimi! Specie il secondo…
-1°: Anzi, domani vado in libreria e…
-2°: Ma no! Te li mando io! Ti mando il primo e il secondo!
-1°: No no, figurati. Li compro, li compro eccome.
-2°: Ecco… perché mi sa che non li troveresti facilmente… non li hanno più ristampati…
-1°: Ma dai!
SCRITTRICE: Nooo!
-2°: Eh, che ci volete fare!
SCRITTRICE: Ma è un insulto alla tua carriera prima che alla nostra letteratura!
-1°: Accidenti. Ma con chi li aveva pubblicati?
SCRITTRICE: Con… con…
-2°: Il primo, con Barilotto editore, di Biella.
-1°: Conosco, conosco!
SCRITTRICE: Era una bellissima edizione!
-2°: Sì, molto bella. E’ vero. A parte il refuso nel titolo.
-1°: Be’, ma ci può stare…
-2°: Infatti. Il secondo l’ho fatto con Palumbo. Stampatore… mh… indipendente, di Bolzano.
-1°: Certo, Palumbo, certo! Bolzano, come no. Città in fermento culturale, viene fuori bene.
-2°: Vero?
SCRITTRICE: Vero! Io non ci sono mai stata.
-1°: Eh, ma dovresti! Gran posto. C’è quel ristorantino… come si chiama?
-2°: La Lorda?
-1°: La Lorda! Bravissimo!
SCRITTRICE: E’ che il mio editore mi fa girare poco.
-1°: Ah.
-2°: Ah, be’.
SCRITTRICE: Ho fatto Frascati, la settimana scorsa.
-1°: Be’, Frascati, mica male.
SCRITTRICE: E Montepulciano due… no, tre me si fa.
-1°: Non male. Si mangia bene.
-2°: Io ho uno zio da quelle parti.
SCRITTRICE: Ah sì?
-2°: Tra l’altro, ottimo poeta.
-1°: Vizio di famiglia, allora!
-2°: Già. Gli sto cercando un editore. Ma la poesia…
-1°: Eh, la poesia…
-2°: La poesia non si vende. Per esempio: quella poetessa che è morta da poco. Ha venduto più nella settimana successiva alla scomparse che in tutto il resto della carriera.
-1°: Già. Peccato. Grande poetessa, grande voce.
-2°: Sì. Grandiosa.
SCRITTRICE: Vette del Novecento italiano!
-1°: Strepitosa!
SCRITTRICE: Ho pianto un po’, quando l’ho saputo.
-1°: Anch’io.
-2°: Grandissima. Anche se di carattere… Era un po’…
SCRITTRICE: Stronzerella?
-2°: Sì. Stronzina, sì. Però, grande lirica…
-1°: Sebbene…
-2°: Cosa?
-1°: Nulla, opinione personale.
SCRITTRICE: Di’, di’.
-1°: Forse un po’ sopravvalutata, no, che dite?
-2°: Be’…
SCRITTRICE: Eh… non ti do torto.
-1°: Anche se, per carità, quella poesia su… sull’amore…
-2°: Ah quella! Certo!
SCRITTRICE: Sono andata a un suo reading una volta.
-2°: Però!
SCRITTRICE: Guardate: ve lo dico sinceramente: una palla enorme! Antipatica, supponente, sempre lo stesso tono di voce… arrogante, alla ma-chi-cazzo-siete-voi.
-1°: Eh, considera il manicomio.
-2°: Il manicomio ante Basaglia, specifichiamo!
-1°: Ante, certo.
SCRITTRICE: Sì, poveretta in effetti.
-1°: Comunque, sì, avete ragione: non propriamente simpatica.
SCRITTRICE: No.
-1°: Anzi, diciamolo: una vera stronza!
-2°: Vero. Però che scrittura!
-1°: Già. Quella poesia sull’amore… aspé… com’è che fa… eh… ‘l’amore’… qualcosa che ha a che vedere con… ‘l’amore, il tempo’, una cosa così. Mica male.
SCRITTRICE: Eh no!
PREMIAZIANO. ANNUNCIANO IL VINCITORE: E’ LA SCRITTRICE
SCRITTRICE: No! Non ci posso credere!
-1°: Meritatissimo!
-2°: Lo sapevo, dai, lo sapevamo tutti.
-1°: Complimenti!
-2°: Complimentoni!
SCRITTRICE: Grazie! Dio, scusate, vado a prendere il premio… che emozione, non me l’aspettavo proprio.
-1°: Be’, se lo merita.
-2°: Ma lo sapevamo! E’ bravissima.
-1°: Gran libro.
-2°: Uno spartiacque, guarda.
-1°: Sì, comunque si sapeva.
-2°: Sì, be’, certo, io son venuto per il posto più che per il premio!
-1°: Ma anch’io, dai, è evidente. Era strafavorita.
-2°: Infatti.
-1°: Gran libro. Forse un po’ da sforbiciare…
-2°: Sì, lo pensavo anch’io, qua e là una tagliatina.
-1°: Ne avrebbe giovato.
-2°: Eccerto. Anche, non so… il personaggio maschile… magari un po’ troppo sopra le righe!
-1°: Mi hai letto nel pensiero.
-2°: Ecco, sembra… cioè è bravissima, lei… ma sembra non conosca granché il mondo maschile.
-1°: Infatti. Una… come dire… una leggera pochezza di sguardo… superficiale… eppure gli uomini li conosce. Almeno, sa come trattarli.
-2°: Be’, è da quando è arrivata che fa la gattamorta col presidente della giuria!
-1°: Sì, diciamo che non vince solo per il libro, ecco.
-2°: Gran culo.
-1°: E belle tette. Beato il capo-giuria.
-2°: Guarda, ti dico la verità: lo meritavi tu.
-1°: No, lascia perdere. Se c’era uno che doveva vincere onestamente, senza tette e culi da buttar giù, quello eri tu. Grande esordio, lo ripeto.
-2°: No, era giusto vincessi tu.
-1°: No, tu.
-2°: No, dai, tu.
-1°: Be’, forse. Guardala lì. Che puttana.
Ciao!
Trovo la tua e-mail su internet e ho voluto scrivere per voi.
Tu non sai di me … e non so voi … Ma ho fiducia nel destino e mi auguro che il destino, mi dia una possibilita ….
Voglio trovare un tipo, uomo onesto e intelligente.
Il mio nome – Elena. La mia eta- 26 years.It e difficile da dire su di me. Se questo e di alcun interesse a voi, scrivete a me
Mi auguro, vedo la vostra lettera al piu presto. Nel seguente lettera che ho a dire su di me e di inviare le mie foto.
Scrivi sulla mia email personale: elpaika555[eccetera]
ora scrivo con il lavoro e il mio capo non si sa in proposito. Cordiali saluti,
Elena.





