FRASCELLA PRESENTA LA ‘FOCA’ A ROMA, PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI, MARTEDI’ 8 DICEMBRE ORE 16, SALA RUBINO
Alle ore 16 incontrerò il pubblico nella Sala Rubino, in compagnia del regista Fausto Brizzi e dell’attrice-scrittrice-donna bionica Giorgia Wurth, per parlare di Mia sorella è una foca monaca e del film che ne sarà tratto.
“Ho conosciuto camere d’albergo nelle quali il suicidio diventa una questione di colore locale, forse di delicatezza.
E, sempre a proposito di viaggi, io mi innamoro di tutte le figlie dei capostazione.”
FLAIANO-Diario notturno
Cari miei,
sono in corsa per il libro dell’anno di Fahrenheit. Se vi va, votate scrivendo una mail a fahre@rai.it
(ovviamente, se votate, votate per me, scrivendo Christian Frascella, Mia sorella è una foca monaca).
Conclusasi la Grande Stagione dei Premi Letterari (per dirla come il bravo giornalista), e comunicando di aver vinto a Massarosa e di aver discretamente figurato ad Asti (lì ho conosciuto Paolo Conte, eh, roba mica da ridere; poi anche un assessore, un paio di giudici, scrittori particolari e un cagnolino ammalato di gastrite nostalgica), tiro le somme circa la faccenda così: i premi letterari son belli se vinci, lunghi se non vinci, e certi insospettabili scrittori gli puzzano le ascelle. Tornando in treno riflettevo su ciò: i grandi premi son difficili da vincere: col prossimo libro, salvo insistenze dell’editore e delle folle, parteciperei solo a quelli più alla mia modesta portata, senza fronzoli e capi di stato editoriale impomatati e concerti in si bemolle per concludere all’infinito, ché viaggiare è bello ma star a casa al caldo guardando Breaking Bad è pure meglio!
A UNA PREMIAZIONE
-1°: Scrittore: Hai scritto un gran libro.
-2°: Scrittore: Grazie. Ma l’hai letto?
-1°: Certo! Figurati, bellissimo.
-2°: Anch’io ho letto il tuo. Splendido.
-1°: Sul serio? T’è piaciuto?
-2°: Hai… hai trovato una chiave narrativa… guarda, eccezionale.
-1°: Il tuo, però, cavolo, veramente complimenti.
-2°: Grazie.
-1°: Ampio respiro narrativo.
-2°: Grazie, sei gentile.
-1°: Poi: i dialoghi. E i personaggi. Grande!
SCRITTRICE: Di che libro parlate?
-1°: Del suo.
SCRITTRICE: Oh, stupendo. Mi è piaciuto un sacco.
-2°: L’hai letto?
SCRITTRICE: Be’, certo! Appena è uscito.
-2°: Anch’io ho letto il tuo.
SCRITTRICE: Davvero?
-2°: Magnifico.
-1°: Io l’ho finito la settimana scorsa. Meteriale esplosivo, bravissima!
SCRITTRICE: Mi prendi in giro?
-1°: Assolutamente no. Irresistibile. Davvero. Grande.
SCRITTRICE: No, perché detto anche da te è un grande onore. Il tuo libro l’ho adorato.
-1°: L’hai letto?
SCRITTRICE: Sì.
-1°: Davvero?
SCRITTRICE: Eccerto!
-1°: Grazie. Però il suo… l’esordio dell’anno, per me.
-2°: Veramente è il mio quarto libro.
-1°: Certo! Lo so! Ma è il tuo primo che leggo, intendevo questo. Ora mi procurerò immediatamente gli altri!
SCRITTRICE: Devi proprio, sono bellissimi! Specie il secondo…
-1°: Anzi, domani vado in libreria e…
-2°: Ma no! Te li mando io! Ti mando il primo e il secondo!
-1°: No no, figurati. Li compro, li compro eccome.
-2°: Ecco… perché mi sa che non li troveresti facilmente… non li hanno più ristampati…
-1°: Ma dai!
SCRITTRICE: Nooo!
-2°: Eh, che ci volete fare!
SCRITTRICE: Ma è un insulto alla tua carriera prima che alla nostra letteratura!
-1°: Accidenti. Ma con chi li aveva pubblicati?
SCRITTRICE: Con… con…
-2°: Il primo, con Barilotto editore, di Biella.
-1°: Conosco, conosco!
SCRITTRICE: Era una bellissima edizione!
-2°: Sì, molto bella. E’ vero. A parte il refuso nel titolo.
-1°: Be’, ma ci può stare…
-2°: Infatti. Il secondo l’ho fatto con Palumbo. Stampatore… mh… indipendente, di Bolzano.
-1°: Certo, Palumbo, certo! Bolzano, come no. Città in fermento culturale, viene fuori bene.
-2°: Vero?
SCRITTRICE: Vero! Io non ci sono mai stata.
-1°: Eh, ma dovresti! Gran posto. C’è quel ristorantino… come si chiama?
-2°: La Lorda?
-1°: La Lorda! Bravissimo!
SCRITTRICE: E’ che il mio editore mi fa girare poco.
-1°: Ah.
-2°: Ah, be’.
SCRITTRICE: Ho fatto Frascati, la settimana scorsa.
-1°: Be’, Frascati, mica male.
SCRITTRICE: E Montepulciano due… no, tre me si fa.
-1°: Non male. Si mangia bene.
-2°: Io ho uno zio da quelle parti.
SCRITTRICE: Ah sì?
-2°: Tra l’altro, ottimo poeta.
-1°: Vizio di famiglia, allora!
-2°: Già. Gli sto cercando un editore. Ma la poesia…
-1°: Eh, la poesia…
-2°: La poesia non si vende. Per esempio: quella poetessa che è morta da poco. Ha venduto più nella settimana successiva alla scomparse che in tutto il resto della carriera.
-1°: Già. Peccato. Grande poetessa, grande voce.
-2°: Sì. Grandiosa.
SCRITTRICE: Vette del Novecento italiano!
-1°: Strepitosa!
SCRITTRICE: Ho pianto un po’, quando l’ho saputo.
-1°: Anch’io.
-2°: Grandissima. Anche se di carattere… Era un po’…
SCRITTRICE: Stronzerella?
-2°: Sì. Stronzina, sì. Però, grande lirica…
-1°: Sebbene…
-2°: Cosa?
-1°: Nulla, opinione personale.
SCRITTRICE: Di’, di’.
-1°: Forse un po’ sopravvalutata, no, che dite?
-2°: Be’…
SCRITTRICE: Eh… non ti do torto.
-1°: Anche se, per carità, quella poesia su… sull’amore…
-2°: Ah quella! Certo!
SCRITTRICE: Sono andata a un suo reading una volta.
-2°: Però!
SCRITTRICE: Guardate: ve lo dico sinceramente: una palla enorme! Antipatica, supponente, sempre lo stesso tono di voce… arrogante, alla ma-chi-cazzo-siete-voi.
-1°: Eh, considera il manicomio.
-2°: Il manicomio ante Basaglia, specifichiamo!
-1°: Ante, certo.
SCRITTRICE: Sì, poveretta in effetti.
-1°: Comunque, sì, avete ragione: non propriamente simpatica.
SCRITTRICE: No.
-1°: Anzi, diciamolo: una vera stronza!
-2°: Vero. Però che scrittura!
-1°: Già. Quella poesia sull’amore… aspé… com’è che fa… eh… ‘l’amore’… qualcosa che ha a che vedere con… ‘l’amore, il tempo’, una cosa così. Mica male.
SCRITTRICE: Eh no!
PREMIAZIANO. ANNUNCIANO IL VINCITORE: E’ LA SCRITTRICE
SCRITTRICE: No! Non ci posso credere!
-1°: Meritatissimo!
-2°: Lo sapevo, dai, lo sapevamo tutti.
-1°: Complimenti!
-2°: Complimentoni!
SCRITTRICE: Grazie! Dio, scusate, vado a prendere il premio… che emozione, non me l’aspettavo proprio.
-1°: Be’, se lo merita.
-2°: Ma lo sapevamo! E’ bravissima.
-1°: Gran libro.
-2°: Uno spartiacque, guarda.
-1°: Sì, comunque si sapeva.
-2°: Sì, be’, certo, io son venuto per il posto più che per il premio!
-1°: Ma anch’io, dai, è evidente. Era strafavorita.
-2°: Infatti.
-1°: Gran libro. Forse un po’ da sforbiciare…
-2°: Sì, lo pensavo anch’io, qua e là una tagliatina.
-1°: Ne avrebbe giovato.
-2°: Eccerto. Anche, non so… il personaggio maschile… magari un po’ troppo sopra le righe!
-1°: Mi hai letto nel pensiero.
-2°: Ecco, sembra… cioè è bravissima, lei… ma sembra non conosca granché il mondo maschile.
-1°: Infatti. Una… come dire… una leggera pochezza di sguardo… superficiale… eppure gli uomini li conosce. Almeno, sa come trattarli.
-2°: Be’, è da quando è arrivata che fa la gattamorta col presidente della giuria!
-1°: Sì, diciamo che non vince solo per il libro, ecco.
-2°: Gran culo.
-1°: E belle tette. Beato il capo-giuria.
-2°: Guarda, ti dico la verità: lo meritavi tu.
-1°: No, lascia perdere. Se c’era uno che doveva vincere onestamente, senza tette e culi da buttar giù, quello eri tu. Grande esordio, lo ripeto.
-2°: No, era giusto vincessi tu.
-1°: No, tu.
-2°: No, dai, tu.
-1°: Be’, forse. Guardala lì. Che puttana.
Ciao!
Trovo la tua e-mail su internet e ho voluto scrivere per voi.
Tu non sai di me … e non so voi … Ma ho fiducia nel destino e mi auguro che il destino, mi dia una possibilita ….
Voglio trovare un tipo, uomo onesto e intelligente.
Il mio nome – Elena. La mia eta- 26 years.It e difficile da dire su di me. Se questo e di alcun interesse a voi, scrivete a me
Mi auguro, vedo la vostra lettera al piu presto. Nel seguente lettera che ho a dire su di me e di inviare le mie foto.
Scrivi sulla mia email personale: elpaika555[eccetera]
ora scrivo con il lavoro e il mio capo non si sa in proposito. Cordiali saluti,
Elena.
“Nei quattro periodi di premierato i medici avrebbero dovuto prendere atto della fragilità mentale di un soggetto che quando è entrato in politica rischiava l’arresto e la bancarotta… che era, lui stesso lo ha affermato, perseguitato dai giudici comunisti anche in sogno, puttaniere, con crisi di megalomania… e quindi avrebbero dovuto far intervenire uno psicologo, uno psichiatra, chiamare Signorini… non… eeeh… sostanzialmente… come è stato detto fin dall’inizio… ma questo è oggetto di processi andati in prescrizione… magari non dargli il viagra o non presentargli Tarantini o non venire incontro alle sue richieste che i procedimenti fossero spostati alla procura di Roma o comunque farsi carico di non far sì che le sue tare mentali deteriorassero fino al punto che abbiamo visto nelle immagini, quando ha flippato di brutto, che era ridotto come un demente con su il casco d’asfalto e voleva mangiarsi la Costituzione coi tagliolini al nero di seppia…”
Era da molto che si attendeva la traduzione italiana della raccolta completa delle storie di Amy Hempel. Ci si è impegnata Mondadori, che l’ha pubblicata nella collana SIS, al modico prezzo di 20 euro (!) e affidandone la versione a Silvia Pareschi. La Hempel è stata un’altra delle scoperte di Gordon Lish (il padre putativo del minimalismo americano, colui che lanciò – a volte limitandone il talento – Raymond Carver); fu proprio uno degli editor più conosciuti – e sopravvalutati? – da questa parte dell’Atlantico a individuarne le capacità e a far pubblicare il suo primo racconto, Nella vasca, che apre questa raccolta. All’interno di Ragioni per vivere possiamo trovare tutte e quattro le raccolte pubblicate dall’autrice tra il 1985 e il 2005. Per un totale di quarantotto storie, alcune brevi (ce ne sono due di quattro righe appena) e una sola, Rientrata, che supera le cinquanta pagine. Tutte le altre viaggiano su una media di 6-8 pagine. In 6, 7, 8 pagine puoi riuscire a dire grandi cose: esistono racconti meravigliosi di una sola cartella (Pensiamo a ‘Sentinella’ di Fredric Brown), là dove il narratore è un chirurgo della parola e sottomette questa a un dominio completo, in alcuni esempi straordinario (pensiamo anche a certi bozzetti di Cechov). Be’, Amy Hempel è una scrittrice dotata, ma pretende troppo dal suo ermetismo, persino dopo aver rotto con Lish dopo la seconda raccolta.
Molte di queste storie sono autobiografiche, ma non ci restituiscono il ritratto di una donna, per così dire, affascinante: di lei comprendiamo la difficoltà di rapportarsi al mondo maschile, la solitudine estrema, l’amore per gli animali e uno sguardo disilluso su ogni forma di contesto umano. La sua cifra stilistica, anziché dire molto con poco, consiste nel non dire quasi niente in pochissimo, che è dono – ammetterete – utile in molti frangenti della vita, ma non in letteratura.
Nessuna di queste quasi cinquanta storie ti fa girare l’ultima pagina con il fiato in apnea, semplicemente perché dopo aver inteso il mood della Hempel sai già che l’ultimo paragrafo non chiarirà le ragioni, non ti prenderà in contropiede con un colpo di scena o anche solo un effettaccio, non uscirà dal seminato soporifero del resto del testo. Il lettore dovrebbe ricavare un significato, una nocciolina di senso compiuto, dalla composizione elegantemente pallosa dell’autrice. A ciò premettendo che la Hempel avesse scritto il pezzo con questa intenzione. La qual cosa, onestamente, non parrebbe.
Non che tutti i racconti non valgano, ma quei pochi che non osano nell’ermetismo e nella laconicità che-tutto-cela nemmeno valgono il prezzo del libro e le 377 pagine di cui è composto. Il dato più deprimente è che nel corso degli anni, dei decenni, la maniera dell’autrice non cambia di un fiato, l’ultima raccolta sembra più inchiodata al niente della prima: perciò non c’è stata evoluzione, non c’è stato un progetto. Solo un ripetersi pedissequo, opaco, svilente. E immotivato.
Io faccio parte di una generazione che compilava la schedina A PENNA, che se si sbavava l’inchiostro dovevi star lì a riscriverti 1 x 2 nei quadratini. Perciò non rompetemi i coglioni.
Oggi ho capito una cosa che per molti è assodata da secoli: a ognuno il proprio talento. Ognuno deve procedere in quello che sa fare, le commistioni tra generi non funzionano perché un genere è sempre predominante rispetto a un altro. Le personalità non si compenetrano, al massimo si incastrano provvisoriamente: poi tendono a respingersi.
E’ ufficiale: sabato 31 ottobre l’ormai ex governatore della regione Lazio Piero Marrazzo sarà ospite della trasmissione di Canale 5 condotta da Maria De Filippi “C’è posta per te”. Circa la puntata, che sarà registrata presumibilmente nella sera di venerdì, sono trapelate solo poche voci: Marrazzo non chiederà scusa ad un’unica persona, ma destinatario della posta sarà l’intero popolo della regione che ha governato prima dello scandalo che l’ha travolto. “Un mea culpa” afferma in una nota il portavoce del Presidente dimissionario Andrea Francavilla “nel quale Marrazzo chiederà perdono per i propri errori, anche se questi riguardano solo la sfera privata e non hanno intaccato in alcun modo la cosa pubblica”.
Inoltre Marrazzo ha dato la sua piena disponibilità a partecipare al balletto finale del programma. “Dopo l’addio alla carriera giornalistica e la fine di quella politica, devo cercare di riciclarmi nell’intrattenimento” ha dichiarato. Infatti già si paventa un contratto milionario per la partecipazione sua e del trans Natalì nel serial telvisivo ispirato a ‘Casa Vianello’ che dovrebbe intitolarsi ‘Covo Marrazzo’.
In bocca al lupo, Piero!
Piero Marrazzo si recava in via Gradoli perché stava scrivendo un libro inchiesta sul rapimento di Aldo Moro. Come certo saprete, lo stabile era quello in cui venne rinchiuso il presidente della DC durante i primi giorni del suo sequestro nel ‘78.
Durante la sua indagine – non dimentichiamo che Marrazzo è stato prima giornalista che politico – è incappato in un trans, personaggio artatamente piazzato lì dai Servizi Segreti quando si è capito su cosa stesse indagando (il sequestro Moro contiene ancora troppi interrogativi a più di trent’anni di distanza, specie in ambito politico, che l’idea che Marrazzo indagasse sul caso, vista la sua proverbiale scrupolosità giornalistica, deve aver spaventato qualche potente della nostra politica contiguo ai Servizi).
Pare che questo trans, incrociandolo ‘casualmente’ sulle scale, abbia chiesto a Marrazzo di aiutarlo a spostare un mobile della camera da letto. Il governatore, galantuomo, nonostante in altre faccende affaccendato (scoperchiare un vespaio di segreti innominabili della Prima Repubblica), si è reso disponibile, abbandonando temporaneamente l’inchiesta per aiutare il trans.
Una volta nella camera da letto, ha spostato il mobile che apparentemente ingombrava la stanza, ma la cintura dei pantaloni di Marrazzo è rimasta incagliata in un’anta, è saltata la fibbia e i calzoni del governatore si sono sganciati finendogli ai piedi. Sbilanciato, Marrazzo è caduto andando a sbattere il naso su un mucchietto di polvere bianca poggiata sul tavolino ai piedi del letto, polvere che il trans gli aveva spiegato (mentendo) essere lievito di birra per l’impasto della pizza e poi rivelatasi cocaina.
Ed è stato in quelle condizioni che, a braghe calate e con le narici imbrattate di droga, il nostro è stato ’sorpreso’ durante la premeditata irruzione di sedicenti carabinieri (in realtà, uomini dei Servizi).
Il resto è cronaca da bassa portineria.
E’ più stravagante un giudice che fuma passeggiando coi calzini color turchese o un premier dalla testa asfaltata che scopa con le escort e fa le corna durante i summit?
Va ricordato che questo blog non è una testata giornalistica, ciò detto per chi è intenzionato a denunciarmi. Va ricordato che, nel caso, risponderò in tribunale punto per punto. Va ricordato che sono un uomo libero, e che mi è consentito attaccare il potere, criticare il potere, controllare il potere, sia esso politico o dalla politica dipendente.
Il bravissimo e simpaticissimo Flavio Maracchia in arte Chito (qui il suo sito), ogni tanto collaborerà a questo blog con le sue vignette… Ecco la prima!
Ma quando uno si fa una sega è l’utilizzatore finale di se stesso?… Mancino non sapeva nulla della trattativa con la mafia. Dunque Martelli mente? O mente Mancino? PSI-DC: non proprio una partita su cui punterei con leggerezza dei soldi alla Snai… Berlusconi fece cacciarer de Bortoli dal Corriere. Al suo posto, Mieli. Ha fatto cacciare anche lui. Però è tornato de Bortoli. Che verrà cacciato. Al suo posto, resosi disponibile anzitempo, Leonardo… Da quando Minzolini è direttore del TG1 anche il panino scenderebbe in piazza, potendo… Fischi a Messina: era rigore!… Lippi: “Voglio ripetere lo stesso percorso trionfale dell’altra volta!” Povero suo figlio, un altro processo!… Ostellino e Battista remano contro Travaglio: tranquillo Marco, è un due-senza… Veltroni, che ha da poco pubblicato il nuovo romanzo, ha detto che per un periodo si dedicherà solo alla letteratura. Poi sceglierà una terza professione nella quale continuare a sputtanarsi…
Chiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii???
PS Se chiedi a Herta Müller chi è Herta Müller nemmeno lei sa risponderti.
Buongiorno. Sono il computer di Alberto Stasi: avete finito di rompermi i coglioni?
Libro di palla enorme. Difficile lettura, scelta stilistica autolesionista, protagonista Pigmeo parlare prima persona come io scrive questo commento: mollato pagina 53, altre cose fare in vita di lettore che perdere tempo con idiozia suprema. Essere Palahniuk stato grande scrittore, penultimo non dispiace me. Ma questo essere porcheria ultrasonica. Un plauso a Matteo Colombo, che averci provato a tradurre roba intraducibile, lo ammiro per sforzo. Risultato non colpa sua. Risultato colpa di autore che stare portando suoi lettori allo stremo forze, ancora un libro del genere poi io metterci ics su suo nome. Schiacchiare su foto per mia proposta copertina prossimo romanzo Palahniuk a illustratori di Mondadori, visto tenore di ultime.
Sono disoccupato. Perciò ho fatto domanda nella Camorra. Se non mi prendono lì, allora provo con la Mininaja.
Poi la mattina del venerdì sono andato a tenere una presentazione del mio libro con i ragazzi di alcune scuole di una regione del sud Italia. Moderava un tizio grasso come me, con gli occhiali, la faccia sudaticcia. Parlavamo con dei microfoni carini piazzati sul tavolo, stavamo sul palco di un auditorium, sotto c’erano 100-120 ragazzi.
Gli organizzatori mi avevano detto che tutti i ragazzi si sarebbero presentati solo dopo aver letto il libro, altrimenti non avrebbe avuto senso. Invece l’avevano letto soltanto i soliti 5 o 6 secchioni, e quella buffonata lì l’avevano messa su solo per fottere un po’ di soldi all’assessorato alla cultura e a non so più quanti sponsor.
C’era una tipetta, dal fondo, che ha cominciato a farmi le domande, e le domande erano state preparate dai professori – mi ci gioco le palle -, erano tutti scazzatissimi e io ero più scazzato di loro, m’è venuta voglia di mandare tutti i professori affanculo – i ragazzi non c’entravano mica, i ragazzi erano obbligati a stare lì, povaracci!
Mi avevano pregato di non utilizzare lo stesso linguaggio scurrile del mio personaggio, anzi avevano detto Niente linguaggio scorretto, come se cazzo e culo e bastardo e nano di merda fossero cose scorrette da dire.
Però ho cominciato ad attaccare il Tg 5, giuro: non c’entrava un cazzo con quello che dovevo dire, però visto che c’ero e l’amministrazione lì era pure di centrodestra ho attaccato con quanto sono leccaculo e zerbini i giornalisti del Tg 5, e anche quelli di Rete 4, è ovvio, per non parlare di quei cialtroni di Studio Aperto. Il tizio che moderava tentava di glissare, sorrideva imbarazzato, io allora ho detto Ma dei giornalisti del Tg 1 non parliamo? e di quei buffoni del Tg 2? Di Masi e Marano e di quella gente lì, mi son messo a parlare, persino di Meocci, ragazzi, ma ve lo ricordate Meocci?
E Petruccioli, che gli vuoi fare a uno come Petruccioli?
Naturalmente nessuno mi ascoltava, tranne i basiti insegnanti, parlavo e mi scagliavo contro tutti i telegiornali di regime mentre i ragazzini dormivano o giocavano a tirarsi le mazzate in testa da dietro.
Poi alla fine all’organizzatrice ho detto grazie di avermi invitato, sa mica dove sta il cesso?
Così, organizzatori di tutto il mondo, se mi invitate a parlare da qualche parte sappiate che non mi ci vuole niente a capire se il libro è stato letto, sappiate che poi comincio a parlare di Carlo Rossella per vendicarmi di voi, sappiate che sono capace di acchiapparvi uno per uno per l’orecchio per chiedervi dov’è che sta il cesso.
Oggi ero appena stato a pranzo con una cara amica, quando d’improvviso mi rendo conto che c’è su tutte le griglie dei giornalai questa scritta: IL FATTO E’ ESAURITO, E L’EDICOLANTE PURE! Io mi chiedo: Ma di che fatto parlano? Come si esaurisce un fatto? Così allora, mediamente matto e curioso, entro in un’edicola e chiedo: “Scusi, cosa sarebbe questo Fatto?”
“E’ esaurito!” mi fa quello lì.
“Va bene, ma che roba è?”
“E’ il nuovo quotidiano di Travaglio e soci…” fa con un ghigno schifato postfascista.
“Allora lo voglio!” quasi grido io.
“E’ E-sa-u-ri-to.”
Non gli credo, e faccio il giro della piazza, poi del quartiere, poi della città.
E’ vero, è esaurito.
Travaglio ha fondato un giornale? Ma io come facevo a non saperlo? Poi mi rendo conto: scrivo troppo ’sto benedetto secondo romanzo, viaggio troppo per ’sto benedetto primo romanzo… che mi perdo tutte le notizie. Poi non vado a trovare mia madre da tempo immemore, che non c’entra niente col giornale di Travaglio, però mi andava di dirlo.
Così sono tornato a casa, mi sono abbonato via internet al Fatto e dopo ho chiamato mia madre. Stavo meglio. Così pure a voi lo dico: se proprio non vi volete abbonare al Fatto, almeno chiamate la mamma ogni tanto.
La moglie: “Bruno! E’ tardi! Ma stasera non vai a lecc… a lavorare?”
Terremotato?
Casa nuova a 1200 euro al mese chiavi in mano. *
*TAN Vespa per sempre sul tuo televisore, TAEG Silvio al Quirinale.
Proprietà commutativa:
Cambiando l’ordine delle Carlucci il risultato purtroppo non cambia.
Proprietà associativa:
Sostituendo due Carlucci con la loro somma il risultato purtroppo non cambia.
Relazioni con altre operazioni e costanti invariabili:
Si definisce la somma di zero termini come zero, perché zero è l’elemento d’identità per l’addizione Carlucci. In questo caso si parla anche di somma vuota.
Lettori!


