Fuochi di Sant’Elmo
«’Look aloft!’ cried Starbuck. ‘The corpusants! The corpusants!’.» MELVILLE

Lug
10

Capisci che stai irrimediabilmente invecchiando quando i calciatori della tua età cominciano a ritirarsi.

Lug
08

foca picculinaDetto tutto già nel titolo. Aggiungo solo che ne sono orgoglioso. Ringrazio sentitamente la giuria.

Lug
07

Dice il Guardian che l’Italia dovrebbe uscire dal G8 per far entrare la Spagna.
Ma dai, cazzo, ci han già sbattuto fuori agli Europei!

Lug
03

Il vero dubbio di ieri sera, in occasione della cerimonia di assegnazione del premio Strega, non era chi avrebbe vinto tra Scarpa e Scurati, ma cosa ci facesse lì Alemanno. Ché Alemanno sta alla letteratura come un pallonata sui coglioni sta al calcio.

Lug
01

Posso dirlo? A me la Serracchiani m’ha già rotto le palle. Non perché si sia schierata con Franceschini (a me Franceschini mi ha già rotto le palle pure lui) nella lotta alla segreteria Pd contro Bersani (si può dire che a me, Bersani, proprio lui, m’ha già rotto le palle?) Il quale Bersani, comunque, ha l’appoggio potente di D’Alema (a proposito di D’Alema: non so a voi ma a me mi ha già rotto le palle da un po’). Invece Veltroni (che da rompipalle patentato è assurto al ruolo di eminenza grigia del Pd, e grigio infatti è proprio il suo colore perfetto) appoggia Franceschini, anche se nel partito lui non riveste più eccetera.
Così da una parte c’è un Cavaputtaniere e dall’altra solo Rompipalle affamati di un potere che non sanno prendersi.
Intanto la Serracchiani diventa un personaggio, io la ascolto un po’ in tele, dopo  abbasso l’audio e comincio a farmi rigirare il suo cognome nella testa.
Serracchiani.
Serracchianiii.
Serracchianiiiiii.
Niente, m’ha proprio rotto le palle.

Giu
26

E’ morto Michael Jackson.
Certo che il governo le studia tutte per sviare l’attenzione da Villa Certosa.

Giu
25

Baldanzoso, Max Mosley due giorni fa diceva che la Formula 1 sarebbe andata avanti comunque senza le scuderie dissidenti. Ed era anche sicurissimo che a ottobre sarebbe stato rieletto alla presidenza della FIA.
Ieri invece c’è stato l’accordo, e i dissidenti FOTA (tra cui la Ferrari) sono rientrati nella FIA, alle loro condizioni.
Mosley si è detto soddisfatto della cosa, e ha annunciato che a ottobre non è più intenzionato a ricandidarsi.
Mosley è quello che si fa maltrattare nei filmini sadomaso da puttane in versione nazi, filmini che hanno fatto il giro del mondo da marzo 2008. Dopo tale scandalo era risultato comunque talmente potente da essere rimasto alla guida della FIA.
Se due giorni fa riteneva di poter proseguire il suo mandato anche senza la FOTA e ieri si è rimangiato tutto, non oso immaginare cos’altro Montezemolo e soci avrebbero potuto tirare fuori, perché peggio di un video hard di 5 ore nel quale ti fai piacevolmente fustigare da tizie formato SS non so proprio cosa possa esserci.
Tranne, forse, Mosley che aspetta Silvio nel Letto Grande.

Giu
24

Berlusconi dimettiti!
Minzolini dimettiti!
Lippi dimettiti!
Dio dimettiti!

Giu
23

“Non ho mai pagato per una donna, non ci sarebbe il piacere della conquista. Adesso lasciatemi, vi prego, debbo fare un paio di bonifici a Tarantini.”

Giu
22

Ma io posso prendere sul serio una classe politica che definisce una sua stessa legge – dunque una legge dello Stato – Porcellum?

Giu
20

rettangolo focaDo* con enorme soddisfazione l’annuncio che il mio romanzo, ‘Mia sorella è una foca monaca’ , è entrato nella terna dei finalisti per il Premio Viareggio-Rèpaci nella sezione Narrativa. Le altre candidate – stimatissime e non certo ‘rivali’ – sono Edith Bruck e Letizia Muratori.
Ringrazio la giuria per questo onore.

*anche se io sarei per la reintroduzione dell’accento (dò)
Giu
18

Boicottare le agenzie interinali.
Un primo passo per ridefinire il mercato del lavoro. Dal momento che la politica si disinteressa nella maniera più assoluta del problema, la protesta deve partire dal basso.
Da me, da te, da noi.
Astenersi dall’iscriversi a codesti comparti anomali d’intermediazione per il lavoro.
Mai più piede in un’agenzia interinale.
Mai più.
Mai più svendere la propria vita.
Mandare in strada le signorine e i signorini che ogni giorno vi scrutano dall’alto in basso alla ricerca di un qualche errore e cedimento durante il colloquio di lavoro.
Per strada i selezionatori, a cercar lavoro come tutti gli altri.
Far fallire le varie Adecco, Manpower e compagnia bella.
Mettere in ginocchio il sistema mafioso che domina il lavoro in Italia.
Partire dal basso.
Mai più piede in un’agenzia interinale.
Costringere il padrone a ricominciare coi colloqui diretti, contrattando col lavoratore e non con figure intermedie create per lucrare alle spalle di chi non ha niente e chiede solo quel poco necessario per vivere.
Boicottare per ridefinire.
Boicottare per un nuovo inizio.
Passate parola.
Tumbrlate.
Linkate.
Mandate questo post in giro per la rete.
Riprendiamo la negoziazione diretta.
Mai più piede in un’agenzia interinale.
Dipende da noi, non da loro.
Il lavoro è un diritto, non un favore o un privilegio.
Passate parola.
Facciamo la rivoluzione per la democrazia.

Giu
17

Io in questo periodo, l’altro giorno, ero a Rimini. Ho presentato il mio libro alla manifestazione Mare di Libri, dove io, l’altro giorno, sono stato bene e mi son divertito. Ho assistito a tanti di quei dibattiti che il mare, poi, non l’ho mica visto, il mare, anche se mi sono scottato (protezione 50!) E poi il giornalista che mi ha intervistato mi ha detto che nel mio libro c’è tre storie d’amore, nonostante che tra i sessi si dialoghi poco, tra i sessi, così io gli ho detto che per imparare a far parlare i personaggi d’amore bisogna documentarsi, bisogna leggere manuali tipo ‘Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere’, poi non lo so, ho aggiunto, dove cazzo è che se ne vanno insieme. Han cominciato tutti a ridere, a Rimini, Mare di Libri, per questa battuta qua.

Giu
16

Hans, olandese trapiantato a New York, viene lasciato dalla moglie Rachel all’indomani della tragedia dell’11 settembre. La donna porta con sé il figlioletto, destinazione Londra. Hans non può lasciare il suo lavoro – è una sorta di guru tra gli analisti finanziari – e non se la sente di inseguire la sua famiglia in Europa. Perché, nonostante tutto, nonostante non sia americano, nonostante i pericoli di nuovi attacchi, Hans ama profondamente New York. E’ un amore viscerale di cui si è reso conto solo dopo la tragedia. Della città adora quel suo modo ingenuo di accogliere quelli come lui, gli apolidi, i solitari viaggiatori del pianeta. E poi in quella città, tra quei parchi, ha ricominciato a giocare allo sport che ha sempre amato, il cricket. “Gli inning potevano finire nel giro di un attimo, come una vita a confronto con l’eternità… Il giocatore di cricket dilettante non gode, come il giocatore di baseball, della scintillante prospettiva di numerosi turni in battuta. Hai una sola chance, nel tumultuoso cuore degli eventi.” Come nella vita, appunto. Proprio su quei campi, dove tutto è transitorio perché immutabile come le regole del gioco, Hans incontra uno straordinario sognatore, Chuck Ramkissoon, americano d’importazione anche lui – è di Trinidad -, grande affabulatore e fascinoso perdente, che si è messo in testa di costruire un’intera area metropolitana dedicata al cricket. Non per soldi, ma per amore del gioco.
Dunque tre amori (per Rachel, per il cricket, per New York) e una strana amicizia tengono in vita Hans nel periodo più cupo della società occidentale. Qualcosa tornerà a posto, qualcosa finirà per sempre, ma il protagonista ne verrà fuori con coraggio…
Storia che raggiunge altissime vette grazie ad un sapiente utilizzo di fiction e realismo, ad un calibrato montaggio di flashback, ad un particolare orecchio per i dialoghi, questo La città invincibile (Rizzoli, 285 pagine, fresco vincitore del PEN/Faulkner) è destinato, se non a scalare le classifiche di vendita in Italia (pare che qui non se ne sia accorto nessuno, come al solito…), senz’altro ad entrare di diritto nella storia della narrativa americana: immaginate un personaggio di Fitzgerald sotto assedio, e avrete Hans van den Broek. Impresa non da poco, direi.

Giu
08

Ma mi sa che è vero. Lasciamo stare. Non ne vale la pena. Tengono famiglia anche loro.

Giu
06

Mi arrivano svariate e-mail da parte di utenti che hanno trovato in giro per siti e blog e portali alcune stroncature del mio libro, e ci tengono a segnalarmele perché io magari vada a rispondere. Io le leggo, queste stroncature, e praticamente tutte mi piacciono, da quella di tre parole soltanto a quella lunga e meditata. E’ giusto che sia così, anch’io stronco libri su questo blog, non ci vedo niente di male. Se un libro piacesse a tutti, mi insospettirei. Ben vengano le critiche negative sul testo. E, se proprio c’è bisogno anche di questo aspetto per colorare ulteriormente il tutto, accetto di buon grado anche i riferimenti alla mia persona, in qualità di individuo prima che scrittore, soprattutto quelli che riguardano le mie performance televisive e radiofoniche, senza dimenticare le mie presentazioni in giro per l’Italia.
Fa parte del gioco.
I primi tempi ammetto che ci restavo male, e un paio di volte ho anche risposto. Poi mi sono reso conto che non c’era coerenza e che la libertà che io pretendo per ciò che scrivo qui o altrove è la stessa che meritano gli altri, ovunque scrivano loro.
Magari se il mio libro non vi è piaciuto però non mandate i commenti negativi qui, che io ovviamente li censuro perché altrimenti dovrei rispondere e si ritornerebbe a monte del problema. Però scriveteli pure dove più vi garba, post o commenti – prima o poi qualcuno si prende la briga di avvertirmi e io vengo a leggermeli, vengo a leggere di questa bieca operazione commerciale che è il mio libro, di quanto i personaggi siano stereotipati, e di quanto io sia un pessimo venditore di me stesso, presentandomi alle trasmissioni o dove mi tocca.
Dite quello che volete del mio libro, coi toni che preferite (e, chiariamolo, non vi sto dando il permesso, sottolineo solo la libertà che questo mezzo dà a tutti di dire la propria) e parlate male di me in quanto persona: di come parlo, di come annoio, della totale illogicità di ciò che dico, persino delle mie scarpe potete dire.
Anche se almeno quelle mi piacciono, devo ammetterlo, a me mi piacciono le mie scarpe.

ps Se poi anche questo post vi sembra degno di nota, se pensate che sia un manifesto di rosicamento dedicato a voi stroncatori, siete autorizzati a citarlo con considerazioni tipo: ‘fa il furbo’, ‘mette le mani avanti’, ‘cerca di fare pena’, ‘è una vergogna!’, ‘è un essere viscido’, ecc… Però almeno linkatelo!

Giu
05

Ieri sera ero a Genova, sotto un tendone, intervistato da Nando Dalla Chiesa a proposito del mio libro. Nando Dalla Chiesa ha detto alla fine: “Non mi è mai capitato di intervistare uno scrittore non logorroico. E’ stata una delle interviste più difficili di sempre per me.” Intanto io pensavo a tutte le risposte che gli avevo dato, e non ho potuto dargli torto.
Poi in albergo, di notte, mi son svegliato nel buio intorno alle tre e ho cominciato a ricordarmi le domande di Nando Dalla Chiesa, e gli davo certe risposte, madonna, figlie di bei ragionamenti che stupivano la platea che rideva e applaudiva e io a un certo punto ho pensato: Adesso mi butto sul pubblico e mi prendono al volo e mi passano di braccia in braccia come una rockstar, madonna che risposte che gli ho dato a Nando Dalla Chiesa, lui si alzava e mi applaudiva, io intanto ero stato ridepositato sul palco e lo abbracciavo e gli dicevo: Sei stato grande anche tu, Nando, poi chiudevo l’incontro con una battuta fenomenale che veniva giù il tendone e Genova tutta.
Così poi in albergo al buio alle tre mi sono detto Mammamia che persona divertente che sono quando penso a me dal di fuori e a posteriori, una roba che Fiorello mi fa da spalla, se mi ci metto.
Dopo mi sono addormentato ma, di lì a poco, ho cominciato a sentire un freddo, l’aria condizionata era sparata a mille, stavo congelando, mi sono alzato ma non riuscivo a trovare il comesichiama per abbassarla, allora ho preso il telefono ma non c’era scritto da nessuna parte il numero per chiamare di sotto; quindi mi son messo il pigiama e sono uscito dalla stanza, ho preso l’ascensore, quando sono sbucato dalla sua destra il tizio dietro al bancone si è spaventato, poi ha capito che ero solo un cliente in pigiama. Gli ho spiegato il mio problema. Lui è salito con me in camera e il comesichiama l’ha trovato subito, era praticamente davanti al mio naso, allora l’ho pregato di spegnere, lui mi ha augurato buona notte, io sono tornato a letto però non riuscivo più a prendere sonno, allora ho ripetuto un’altra volta l’intervista con Nando Dalla Chiesa, però questa volta mi uscivano più o meno le risposte che gli avevo dato in realtà, allora ho acceso la luce e ho guardato il soffitto, c’era una crepa.

Giu
03

Giu
02

Dice Napolitano che quest’anno i festeggiamenti per il 2 giugno sono costati un milione di euro in meno, milione di euro che sarà devoluto per la ricostruzione in Abruzzo. Bella cosa. Lodevole. Ma: scusate un po’, quanto cazzo costano questi festeggiamenti, di solito? E chi li vuole? A chi frega che vengano spesi tanti soldi ogni anno per celebrare questa rebubblica delle banane? A me delle bande e delle fanfare e degli alpini che sfilano non me ne può sbattere di meno. Non so voi, ma io questa cosa del milione ‘risparmiato’ preferivo non saperla.
Celebranti e celebrati: andate un po’ affanculo.

Giu
01

Che penso di tutto questo? Cosa penso di Veronica, Silvio, Noemi, la mammina e il pappone di Noemi, le feste, i festini, il premier ceco col bitorzolo di fuori, le foto, l’Espresso e compagnia bella?
Penso che, fossi stato l’insegnante di Italiano di Gino Flaminio, come minimo comincerei a pormi dei dubbi sull’attenzione e l’impegno che suscito nei miei allievi.

Mag
31

Daniela Santanché, 30 Maggio 2009, al giornale Libero: “Il presidente non ha sfasciato nessuna famiglia, ma è Veronica Lario che da molto tempo ha un compagno. Berlusconi ha tentato di tutto per tenere ugualmente in piedi la famiglia. Ha rinunciato ad avere al fianco la sua donna, ha accettato che l’Italia non avesse una first lady, ha messo da parte il suo orgoglio di uomo. Con la moglie ha fatto un patto: andiamo avanti, non sfasciamo tutto, ha pensato ai figli, ai nipotini.”

Daniela Santanché, 26 Marzo 2008, a Repubblica.it: “Un solo voto è inutile per le donne italiane. È quello a Silvio Berlusconi, che vede noi donne sempre in posizione orizzontale e mai verticale”. Daniela Santanché ribadisce a Napoli la sua posizione rispetto al leader del Pdl Silvio Berlusconi.

Come mai, nel giro di un anno, la Santanché rivaluta la figura di uomo di Silvio Berlusconi?
Non sarà che la Santanché, vedendosi trombata alle scorse elezioni politiche, e accorgendosi dell’attuale immobilità (leggi: inutilità) del suo movimento politico, desideri rientrare alla Corte del Re?
Quello che un anno prima affermava come un principio (”Donne, non votatelo, Berlusconi vi userebbe solo per scopare!”), l’anno dopo viene ’sfumato’ dalle sue parole sul povero uomo padre di famiglia e politico (”Senza una first lady al suo fianco, ha comunque tentato di mantenere in piedi la famiglia…”)

Ma come?

Nel 2008 Silvio non era altro che un puttaniere e nel 2009 è solo un marito abbandonato dalla consorte?
Tutto è il contrario di tutto.
Ma questa gente, questa gente squallida e voltagabbana, non si è ancora resa conto che esiste la Rete?
Guardate qua. Non ci va più al ristorante, mi sa.
Posso qui affermare che la Santanché è una passeggiatrice della politica, o esagero?

Mag
30

E grazie di essere passato.

Mag
29

(AGI) – Viareggio, 29 mag. – Prima scrematura per le opere in gara per le tre sezioni del premio letterario Viareggio-Répaci. La giuria ha infatti stilato le “rose selettive” dalle quali saranno successivamente scelte le terne che si contenderanno la vittoria finale. Per la narrativa sono in gara:

- Edith Bruck con “Quanta stella c’e’ nel cielo” (Garzanti);
- Roberto Calasso con “La Folie Baudelaire” (Adelphi);
- Gaetano Cappelli con “La vedova, il Santo, e il segreto del Pacchero estremo” (Marsilio);
- Ascanio Celestini con “Lotta di classe” (Einaudi);
- Daniele Del Giudice con “Orizzonte mobile” (Einaudi);
- Christian Frascella con “Mia sorella e’ una foca monaca” (Fazi editore);
- Letizia Muratori con “Il giorno dell’indipendenza” (Adelphi)

Mag
28

I giorni sono come pareti, come olio nei freni, i giorni sono musica suonata in piedi, sono labbra prima del bacio. I giorni sono mestieri che fai pensando a quando ritornerai a casa, in poltrona, a guardare i posti da lì. I giorni sono piccoli frammenti di giorni passati, sono le bretelle del commercialista, sono la vita che se ne va dietro un calcolo complesso. I giorni sono notti al contrario, i giorno sono un dio proletario, i giorni, se dobbiamo dire la verità, sono scorte di vino in cantina. I giorni sono così lunghi che pensi che non ce la farai, i giorni passano svelti come i bambini in bicicletta, sono stelle cadute che sprizzano luce verso il cielo, oppure sono ombre futili che macchiano l’asfalto. Ai giorni mi piace pensare come ai giorni che non verranno, ai giorni che si  arrenderanno, ai misteri che porteranno, ai giorni, io penso, a quei giorni che poi ce la fanno.

Mag
27

Una bambina inglese si è svegliata dal coma cantando una canzone degli Abba.
Era talmente stonata che l’infermiera di turno l’ha presa a roncolate per zittirla.

Mag
25

Mag
25

Ho disattivato il mio account su Facebook. Giusto per farvelo sapere.

Mag
24

Domani lunedì 25 Maggio 2009  sono a Crema (Cremona) a presentare il libro. Ore 20.45, ristorante RUMI, P.zza Trento e Trieste n. 13, ingresso libero, uscita accompagnati.
Oltre che del mio romanzo si parlerà di nichilismo, strabismo, nudismo, menefreghismo e verranno riproposte in filmato tutte le immagini di archivio su un argomento a scelta tra:
- pallonata sui coglioni, quali rimedi?;
- pettegolezzi sulla vita sessuale delle biciclette;
- gol di Turone: c’era o non c’era?
Dopo il dibattito, il grande attore teatrale Anton Nunzio Quoquo reciterà stralci dal best seller di Nicola Legrottaglie “Ho fatto una promessa, ma sono della Juve perciò è difficile che la mantenga”, tutti in pugliese strettissimo.
Per finire, laboratorio di scrittura creativa condotto da me medesimo dal titolo: l’SMS perfetto in centosessanta caratteri – Come impietosirla di modo che te la dia per sfinimento.
Vi attendo rumorosi.

Mag
22

I racconti autobiografici di Sedaris hanno più o meno sempre lo stesso movimento narrativo: si comincia con un aneddoto che, apparentemente, sarà il centro della storia, per finire in realtà in un secondo aneddoto, che ha qualche richiamo con quello di partenza, e che chiude il racconto. Normalmente, si tratta di una storia base che sorregge la principale, o, meglio, di una rampa di lancio per il razzo-storia: non sempre c’è una morale, quasi mai però ciò che l’autore ha ordito ci lascia indifferenti. Soprattutto per la straordinaria vis comica della sua penna e per la cronaca spesso sopra le righe delle vicende. Per fare un esempio, il suo scarso senso dell’orientamento, per il quale invece il coprotagonista delle storie, il suo compagno Hugh, meriterebbe un’onorificenza:

«Perfino a Venezia, dove le vie sembrano progettate da formiche, Hugh è uscito dalla stazione, ha guardato una volta la mappa e ci ha portato dritti all’albergo. Un’ora dopo aver posato le valigie dava indicazioni agli sconosciuti, e quando ce ne siamo andati ormai suggeriva scorciatoie ai gondolieri.»

C’è anche la storia di una cattivissima baby-sitter che una volta si occupò di lui e delle sue quattro sorelle quando erano ragazzini:

«Sospettavamo che la signora Peacock fosse pazza, un termine onnicomprensivo che utilizzavamo per chiunque non riconoscesse il nostro fascino.»

Ma su tutte svetta la figura di Helen nello splendido racconto That’s amore, un’anziana vicina di casa dell’autore e del suo Hugh, impicciona e sboccata, convinta di essere la più grande cuoca del pianeta, vergognosamente razzista e litigiosa:

«Se mi rompete le palle vi ficco un piede su per il culo così forte che ci perdo la scarpa.»

E anche egocentrica e disumana:

«’Be” le rispondevo io, ’sono andato a letto alle tre.’
‘Io alle tre e mezza.’

Con lei era così: se tu avevi dormito venti minuti, lei ne aveva dormiti solo quindici. Se tu avevi il raffreddore, lei aveva l’influenza. Se avevi schivato un proiettile, lei ne aveva schivati cinque. Bendata. Dopo il funerale di mia madre, ricordo che mi accolse con un: ‘Embè? Mia madre è morta che avevo la metà dei tuoi anni.’
‘Dio’ le feci. ‘Pensa a tutto quello che s’è persa.’»

Irresistibile l’incontro giovanile con un gay alla caccia di un bel pompino, proprio quando David ancora non ha mai confessato la sua omosessualità a nessuno. O la storia di una vicina in aereo che pretende il posto dell’autore per suo marito, seduto poco più avanti, e delle rappresaglie attuate dalla donna dopo il cortese rifiuto. La raccolta termina con un lungo racconto ambientato in Giappone, dove lo scrittore si recò per poter smettere di fumare (riuscendoci a caro prezzo).

Sedaris è sempre una buona lettura, ma col passare degli anni punge di meno e non tutte le storie valgono un libro. La soverchiante vitalità degli esordi è adesso un po’ compromessa dalle riflessioni sulla mezza età incalzante, che rende ripetitive alcune scelte narrative. Però è ancora un maestro del buonumore, della risata intelligente e grassa al contempo, ancora uno scrittore affidabile.

Mag
21

Non so come dire, ma io sono sempre stato un lettore più ‘attento’ che ‘veloce’. Nel senso che sono un lettore lento che, per darsi un tono, afferma di essere lento perché legge con attenzione. La cosa che mi salva è che leggo ogni giorno, tutti i giorni, tranne quando ho la febbre – quando ho la febbre non faccio un mucchio di cose, perché tutte le energie residue le utilizzo per incazzarmi per il fatto che ho la febbre – e dunque sono stremato per leggere. Poi mi salva anche la cosa che non ho la Tv, quindi non perdo tempo a guardarla – però i telefilm li guardo, guardo E.R., Grey’s Anatomy, Lie to me, In treatment. Li guardo in originale, con sottotitoli (anche questa, ora che ci penso, è un’azione di lettura…) Guardo anche le partite, sul sito della Rai, che è un sito che fa schifo, qualcuno dovrebbe dirglielo. Guardo anche Annozero. Insomma, guardo parecchia Tv alla fine. Però leggo anche, eh.
Comunque, dicevo che sono un lettore lento. Il vero dramma è che sto con una persona che i libri non li legge: li sbrana. Ha una lettura talmente veloce, miamoglie, che certe volte le dico: Menti! Non puoi averlo già finito! Ha letto ‘La scopa del sistema’ di Wallace in tre riprese soltanto. Libro complicatissimo. Lei niente: l’ha dilaniato. Il suo modo di leggere è tutto uno sventolio di pagine, e le pupille si muovono appena da sinistra a destra e dall’alto in basso che sembra Terminator quando scansiona dati con uno sguardo. Per leggere l’ultimo di Culicchia (400 pagine) ha impiegato il tempo che io ci metto a sfogliare Ciak.
Se miamoglie lavorasse per una casa editrice in qualità di lettrice, penso che li manderebbe in bancarotta nel giro di un paio di mesi. Penso che li costringerebbe ad accendere un mutuo per pagarla.
Poi, se pensate che io sia un critico cattivo, sappiate che le mie recensioni al confronto delle sue sono camomilla.
Quindi siete avvertiti, scrittori di tutto il mondo, poi non lamentatevi.